Ragazzi in gita scolastica
Ragazzi in gita scolastica

Ascoli, 28 aprile 2016 - «Mio figlio non può andare in gita scolastica, perché è disabile e nessuno potrebbe occuparsi di lui. Nel mondo scolastico c’è troppa discriminazione, quando invece dovrebbe essere il luogo migliore per favorire l’integrazione tra i ragazzi».

E’ la storia di Cristiana Polloni e di suo figlio, un ragazzo di quattordici anni con la sindrome di down, con gravi difficoltà intellettive e di linguaggio, che frequenta la terza media in una scuola del circondario ascolano. La prossima settimana, infatti, la sua classe andrà in viaggio d’istruzione a Trento e Bolzano per tre giorni, ma lui non parteciperà. L’istituto, infatti, non ha potuto garantire alla madre la presenza di un assistente che possa aiutarlo anche nell’espletare i bisogni fisiologici. L’unica possibilità, per il 14enne, sarebbe quella di farsi accompagnare dalla mamma stessa, con la spesa aggiuntiva del genitore che verrebbe suddivisa tra tutti i compagni. «In questo caso mio figlio sarebbe discriminato – ha spiegato Cristiana –. Verrebbe fatto un passo indietro in termini di autonomia ed integrazione. Cosa potrebbe pensare il ragazzo quando vede tutti gli altri amici che dormono insieme e lui è costretto a dormire con la madre? Inoltre, è paradossale il fatto che l’insegnante di sostegno partecipi alla gita ma non possa seguire mio figlio».

L’alternativa sarebbe quella di mandare in gita, insieme al ragazzo, l’assistente all’autonomia assegnatogli dal Comune. Questo, però, garantisce il proprio servizio solamente per dodici ore alla settimana e, se dovesse prendere parte al viaggio di istruzione, verrebbero scalate 24 ore sull’assistenza domestica. In altre parole, resterebbero scoperte due settimane. «E’ assurdo che accadano cose del genere – ha concluso la mamma dello studente disabile –. Peraltro il ragazzo partecipa spesso ai campi scout ed è abituato a dormire fuori per diversi giorni. Sta aspettando questa gita con ansia, ogni mattina mi fa vedere lo zainetto e mi chiede quando si parte».

Per fare chiarezza abbiamo sentito anche la dirigente scolastica. «In effetti c’è assenza di personale e se dovessi mandare un insegnante o un’assistente in più in gita resterebbero scoperti gli altri ragazzi disabili che abbiamo a scuola – ha spiegato la preside –. Nell’ambito della disabilità e delle gite, peraltro, il Miur concede ad ogni istituto di stilare un proprio regolamento e il consiglio di classe ha deciso che il ragazzo, se vuole partecipare, debba essere accompagnato dalla madre. E’ lei che non vuole. Purtroppo, in questo momento, non possiamo garantire un altro accompagnatore. Ma questa non è affatto discriminazione».