di Valerio Baroncini Un anno fa il blitz del citofono di Matteo Salvini, l’episodio che forse segnò una svolta nella campagna elettorale Bonaccini-Borgonzoni per la Regione. Ieri il blitz dei carabinieri, nello stesso appartamento. Due misure cautelari per detenzione a scopo di spaccio di droga e altri reati. Una notizia che al Pilastro inizia a rimbalzare di telefono in telefono e a tarda sera è sulla bocca di tutti. Il dispiegamento di forze non...

di Valerio Baroncini

Un anno fa il blitz del citofono di Matteo Salvini, l’episodio che forse segnò una svolta nella campagna elettorale Bonaccini-Borgonzoni per la Regione. Ieri il blitz dei carabinieri, nello stesso appartamento. Due misure cautelari per detenzione a scopo di spaccio di droga e altri reati. Una notizia che al Pilastro inizia a rimbalzare di telefono in telefono e a tarda sera è sulla bocca di tutti. Il dispiegamento di forze non passa inosservato, negli smartphone si cristallizza uno scenario che il leader della Lega aveva spettacolarizzato, di certo, con una aggressività da urne che, nella rossa terra d’Emilia, era stata letta da tutti gli analisti come un boomerang.

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Ma ieri lo spaccio si materializza davvero in quel condominio. Come disse il leader del Carroccio. Le finestre guardano su via Deledda e sulle strade limitrofe. Il Carlino può documentare con un’immagine l’operazione: nei guai finiscono un uomo e una donna, sulla cinquantina, lui tunisino e lei italiana. La casa è proprio quella, sull’operazione i carabinieri mantengono il massimo riserbo.

"È vero che la vostra famiglia spaccia in questo quartiere?", aveva chiesto Salvini al famoso citofono. L’aveva portato lì una residente della zona. Era il 21 gennaio 2020. "Qui non c’è nessuno", la risposta. Salvini suona di nuovo. Niente. "Ho citofonato a un signore che mi è stato segnalato come presunto spacciatore – spiega –. L’ho fatto in qualità di cittadino. Ma lui ha buttato giù. Poi ci penseranno le forze dell’ordine a chiarire le cose".

Il blitz del citofono aveva subito innescato le proteste di un gruppo di cittadini. Fischi, insulti, scoppi di petardi. "Vergogna", gli avevano urlato. Era seguita l’indignazione delle istituzioni, compreso l’ambasciatore tunisino, e della gente comune: il modo ancor m’offende. Tutte le attenzioni si erano concentrate su un ragazzino di 17 anni, ma nei guai ieri finiscono gli adulti che vivono in quell’appartamento. Per quella vicenda era stato sanzionato anche un sottufficiale dei carabinieri, accusato di aver fatto da tramite fra Salvini e la donna che l’accompagnò nella passeggiata e, poi, nella ‘citofonata’ della discordia.