Gino Cervi, l’intramontabile. Carisma e simpatia emiliana. È rimasto nel cuore della gente

A cinquant’anni dalla scomparsa, i suoi personaggi fanno parte dell’immaginario collettivo. L’omaggio di Bologna. Farinelli, direttore della Cineteca: "Uno dei grandi del Novecento".

Boni

"Dai sbrigati, altrimenti facciamo tardi, fra cinque minuti usciamo di casa". Il piccolo Luigi Cervi, che diventerà il grande attore Gino Cervi, ha sentito pronunciare questa frase decine di volte dal padre Antonio, critico teatrale del Resto del Carlino, che lo portava con sé alle rappresentazioni. Via i giocattoli, si va a teatro, e la porta di via Cartoleria 3, quartiere di Santo Stefano, dove Gino nacque nel 1901 e abitava col papà e la mamma Angela Dall’Alpi, si chiudeva alle loro spalle.

Su il sipario. Uno così, cresciuto a pane e teatro, aveva la strada del destino spianata. Bologna lo celebra quest’anno con una grande retrospettiva in occasione della sua scomparsa 50 anni fa, il 3 gennaio 1974 nella sua casa di Punta Ala, il buen retiro dove amava riposarsi e giocare a golf. L’uomo nato in via Cartoleria 3 tenne sempre il cuore a Bologna anche se la vita da attore di teatro e di cinema lo portò per forza di cose a Roma. Conduttore radiofonico, doppiatore (diede la voce a Laurence Olivier e Orson Welles), attore duttile nei ruoli drammatici, comici, storici, volto della commedia italiana, nell’immaginario collettivo rimarrà per sempre il commissario Maigret e Peppone, il sindaco Giuseppe Bottazzi, avversario perenne di Don Camillo col volto di Fernandel nelle pellicole che portarono sul grande schermo i personaggi di Giovannino Guareschi.

Era l’epoca della tv in bianco e nero e del cinema senza Netflix. E Bologna, la sua città, non ha mai dimenticato Gino il Grande, gli vuole bene. Una targa lo ricorda nella casa natale all’angolo tra via Cartoleria e via Santo Stefano come “Artista celebre”. Accanto alla sede centrale della Cineteca, in via Riva di Reno 72, e intitolata al grande attore, Sala Cervi è lo spazio dedicato ai film di prima visione. La Cineteca lo ha celebrato con diversi eventi nel 2021 in occasione dei 120 anni della nascita, con replay previsto quest’anno per il mezzo secolo dalla scomparsa. Il direttore della Cineteca, Gianluca Farinelli, è già al lavoro ma non svela i dettagli. "Renderemo omaggio a Gino Cervi con una grande retrospettiva e con altri eventi. Vogliamo offrire al pubblico l’occasione di ripercorrere i momenti più importanti della sua carriera che vanta una filmografia sconfinata. È uno dei grandi italiani del Novecento, ma nello stesso tempo moderno e sempre attuale con una dimensione europea. Il pubblico lo ha sempre apprezzato anche per l’approccio caratteriale che sapeva mettere in tutte le sue apparizioni fatto di simpatia, gentilezza, bonomia. È la sintesi della bolognesità pura che egli ha saputo esprimere tenendo fede alle proprie origini. La gente lo identifica spesso con il sindaco Peppone o il commissario Maigret, eppure la sua versatilità gli ha consentito di rivestire al cinema e a teatro ruoli di ogni genere. Una figura unica, un attore di successo da giovane e da anziano".

Fisico di ruolo, approccio elegante e signorile, sapeva fare di tutto. In uno spot di Carosello, una sua frase in rima che pubblicizzava l’amaro Buton (bolognese) rimane un’icona della pubblicità: Vecchia Romagna etichetta nera, il brandy che crea un’atmosfera. Chi ha l’età per ricordare alzi la mano se l’ha vista in tv.

Partì dal teatro con ruoli drammatici e comunque sempre impegnati e poi con 122 film nel proprio palmares ha interpretato cardinali e condottieri, cittadini comuni e leader, fino al Maigret di storie torbide e delitti e al Peppone avversario dell’ abito svolazzante di Don Camillo. Gino il bolognese amava il teatro, ma era anche un giovanotto scanzonato, un vitellone antesignano, tanto che salì sul palco quasi per caso. "Non diventai attore per vocazione – amava dire di sé – ma perché un giorno un amico mi chiese se volevo seguirlo nella compagnia di Alda Borelli. Avevo appena lasciato il liceo, di fatto oziavo e allora dissi: perché no?". E fulgida carriera fu. Nel 1925 il grande passo nel teatro come primo attore giovane di Luigi Pirandello, la cui compagnia lo portò a vagabondare nelle sale di mezza Europa da Parigi, a Londra e Berlino. Le signore dell’alta società adoravano quel bellone, gli lanciavano fiori e sorrisi che volevano dire tutto. Dove lo mettevi Gino Cervi mieteva applausi e successo. Interpretò testi di Sofocle, Goldoni, Dostoevskij, Shakespeare nei panni di Otello, recitò con Rossano Brazzi, Paolo Stoppa, Rina Morelli. Nel cinema lo lanciò Alessandro Blasetti, gran maestro degli anni Trenta e Quaranta, con le pellicole Ettore Fieramosca e La corona di ferro. Hollywood ce lo invidiava perché anche nei ruoli drammatici era un fuoriclasse. Vedere per credere Il Cardinal Lambertini (girato a Bologna) e La Lunga notte del ‘43, dove Gino Cervi interpreta l’inquietante figura del gerarca Carlo Aretusi, detto Sciagura. Ma ancora oggi gli italiani di ogni età se riavvolgono il nastro della memoria vedono sempre e soprattutto il commissario Maigret con l’inseparabile pipa e il sindaco Peppone vestito di fustagno.

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