NICOLA BIANCHI
Cronaca

La vittima all’amica: "Aspetto un figlio" E la polizia vaglia le ultime ore del killer

Domani verrà effettuata l’autopsia su Ngouenet, venerdì toccherà a quel che resta del corpo della studentessa 31enne uccisa. La famiglia di Emma ha chiesto di accertare se la ragazza fosse davvero incinta. Disposti anche gli esami tossicologici

Emma Pezemo aveva 31 anni

Emma Pezemo aveva 31 anni

L’ha sezionata in maniera certosina con una lama affilata e tagliente con una manualità militare, da professionista. Un lavoro lunghissimo, nel cuore della notte, forse al buio e in un luogo (un parco) ancora non individuato, probabilmente vicino a un corso d’acqua capace di spazzare via ogni residuo. Poi l’atroce rito del cassonetto di viale Togliatti, la corsa a casa, il lavaggio dei vestiti e del bagagliaio della Peugeot dove aveva caricato i sacchi neri con le parti del corpo della fidanzata: Emma Elsie Michelle Pezemo. Questo il demoniaco viaggio di Jacques Honoré Ngouenet prima di impiccarsi nell’alloggio del Centro servizi Giovanni XXIII che accoglie adulti con problemi psichiatrici ma autosufficienti. Come lo era lui, 43 anni del Camerun, un tentativo di suicidio alle spalle e un passato terribile che, piano piano, sta venendo alla luce. Una ex guardia della sicurezza presidenziale in patria, fuggita nel 2016 in Belgio e arrivata in Italia per chiedere asilo politico.

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Autopsia. Un puzzle che piano piano i poliziotti della Mobile, coordinati dal pm Flavio Lazzarini – che ha aperto un fascicolo per omicidio, distruzione e occultamento di cadavere –, stanno cercando di ricostruire. Anche se mancherebbe ancora il luogo e l’arma del massacro di Emma , 31 anni studentessa camerunense, fidanzata con Ngouenet da circa tre anni. Una relazione a tratti violenta – ma mai nessuna denuncia – e tenuta nascosta a tanti, compresi i familiari della giovane che tante volte le avevano consigliato di lasciarlo. Un importante punto fermo è atteso dall’autopsia il cui incarico è stato conferito ieri al medico legale Emanuela Segreto che si avvarrà della collaborazione di un ausiliare tossicologico e di un anatomopatologo. Si inizierà domani con lui, mentre venerdì toccherà ai resti della povera ragazza. Innanzitutto bisognerà stabilire la causa della morte della 31enne, probabilmente drogata e avvelenata prima della mattanza. Poi la tipologia delle ferite, fatte con un machete, una sega, un grosso coltello di precisione. Non solo. I consulenti della Procura dovranno accertare, su espressa volontà dei congiunti di Emma, un’eventuale gravidanza.

Il sospetto. Primo aprile: la ragazza scrive alla sua migliore amica: "Sono incinta di Jacques", per poi inviarle lo screenshot con la positività di un test. La risposta è di grande sorpresa con Emma che subito cambia rotta: "E’ uno scherzo". Le due si incontrano qualche giorno più tardi, chiacchierando tornano sul discorso. Ma questa volta l’amica non crede allo scherzo, bensì che la dolce attesa sia reale. "Abbiamo chiesto alla Procura di tenerne conto – spiega l’avvocato Gabriele Bordoni nominato dalla famiglia di Emma –, un elemento che potrebbe diventare determinante ai fini di un possibile movente".

Movente. Una gravidanza annunciata a Ngouenet ma dallo stesso non accettata e per questo potrebbe averla spinta a rinunciare. Un tarlo nella sua testa che avrebbe poi azionato quel piano diabolico messo in atto sabato sera, dopo essersi incontrato con Emma. "L’autopsia – continua il legale – dirà anche se quell’uomo ha agito sotto l’effetto di sostanze eccitanti". La polizia ha sequestrato alcuni indumenti e un lenzuolo dalla stanza di Ngouenet che, prima di impiccarsi, ha lasciato un biglietto nel quale faceva riferimento a Emma ma soprattutto lasciava indicazioni ad un amico sulla gestione del suo patrimonio. Ecco allora l’altra pista: il movente economico. Ma a quanto ammontava quel patrimonio? E soprattutto da dove proveniva visto che il 43enne non aveva un lavoro? E poi: era lui a finanziare gli studi di Emma? Domande che attendono ancora risposte. Come su un possibile aiuto che il 43enne potrebbe aver avuto nel delitto, nella sua preparazione o attraverso qualche copertura. Ecco perché il cellulare del killer-suicida, con i suoi ultimi contatti e le celle agganciate, diventerà determinante.

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