Modernissimo, la tettoia è un caso: "È brutta e ricorda il Ventennio"

Il duro attacco all’ingresso del cinema, su Facebook, da parte del Comitato ‘per Bologna Storica e Artistica’ "Sembra la pensilina per aspettare un bus. Per riempire i pochi spazi liberi non si rispetta il centro storico" .

Modernissimo, la tettoia è un caso: "È brutta e ricorda il Ventennio"
Modernissimo, la tettoia è un caso: "È brutta e ricorda il Ventennio"

Bologna, 11 dicembre 2023 – "Si intravede la nuova pensilina del Cinema Modernissimo. Per noi è brutta. Di fronte al palazzo di Pontoni ci aspettavamo delle citazioni pseudo-Liberty invece la ‘M’ e la scritta ‘Modernissimo’ nel rendering ricordano lo stile del ventennio". Non si salva l’ingresso in costruzione al cinema restaurato dalla Cineteca, recentemente inaugurato sotto piazza Re Enzo. Il cantiere è in corso, ma la tettoia visibile oltre le reti ha attirato l’attenzione e il giudizio del Comitato per Bologna Storica e Artistica. Che non è andato per il sottile.

"Si intravede la nuova pensilina. Il retro di palazzo Re Enzo prima ha ospitato le ‘gocce’ e adesso una strana tettoia per i cinefili che a Bologna si muovono tutti nelle viscere della terra – scrive il Comitato sulla sua pagina Facebook –. A parte le letture promozionali (‘tenda di Re Enzo’, lanterna magica, metropolitana della cultura ecc.) sembra una pensilina degli autobus ingrandita. Dietro si vede il Palazzo dei Banchi del Vignola: il confronto è devastante". Il Comitato arriva quindi anche un’assonanza con il periodo fascista. "Ci aspettavamo delle citazioni pseudo-Liberty, invece la ‘M’ e la scritta “Modernissimo”" visibile nei rendering "ricordano lo stile del ventennio. Forse la lanterna magica si è inceppata verso il 1935 e chissà se l’autore ne è consapevole. Secondo noi è brutta – rincara la dose il Comitato –. Il vetro e l’acciaio sono fastidiosi a ridosso di un edificio medievale a pochi metri da Piazza Maggiore e la tettoia pone il problema dei progetti che per riempire i pochi spazi ancora liberi non rispettano il centro storico". Insomma, perplessità robuste da parte del gruppo di intellettuali di Strada Maggiore, c’è comunque da ricordare che l’attuale Soprintendenza ha dato il suo benestare alla contestata pensilina. Non è la prima volta che un edificio fuori contesto ha attirato le critiche di associazioni di intellettuali, architetti e urbaniste. Strali erano piovuti, per fare due esempi recenti, sull’apertura del punto Conad ‘Sapori&Dintorni’ all’ex Monte di Pietà di via Indipendenza, di fianco alla Curia, e l’installazione di alcuni giorni di un tendone da circo proprio davanti all’ingresso di Palazzo d’Accursio, in piazza Maggiore.

Dove un tempo spuntarono le ‘Gocce’ – in era Guazzaloca –, da oltre 20 giorni è cominciato il montaggio del nuovo ingresso immaginato da marionanni, che condurrà al Cinema Modernissimo e agli spazi espositivi della Cineteca nel Sottopasso. Una "lanterna", come l’ha definita ‘il maestro della luce’, che consentirà una discesa accessibile a tutti, con funzionalità per le persone con disabilità o con limitazioni motorie. In superficie, con una struttura il cui disegno appare quello di una grande ‘M’, è segnalata la presenza del Modernissimo. L’accesso pubblico sulla pavimentazione di basoli rosa, la cui fine lavori è programmata per febbraio 2024, è in corrispondenza di una delle discese ai sottopassi novecenteschi. Marionanni ha immaginato "una discesa nella storia della città che diventa scenografia di ombra e di luce in continuo dialogo con il sole". L’insegna del cinema, sorretta da sostegni metallici, continuerà questo scambio con il sole, proiettando le sue ombre sulla pavimentazione della piazza durante la giornata e diventando sorgente di luce artificiale nelle ore notturne. "Il mio progetto che lascia inalterata la pavimentazione storica appoggiandosi sopra con modestia e rispetto del luogo – sono le parole di marionanni – è come una porta che unisce luce naturale (sole, luna, stelle) a luce artificiale, una lanterna che diventi esperienza... lodiamo i tempi antichi per imparare a vivere nei nostri".

Paolo Rosato

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