Patrick Tuttofuoco. Un sonno di luce

A Palazzo De’ Toschi la personale dell’artista, che rilegge gli spazi della Banca di Bologna .

Patrick Tuttofuoco. Un sonno di luce
Patrick Tuttofuoco. Un sonno di luce

’Abbandona gli occhi’. Non è solo una visione artistica, ma anche il titolo della mostra di Patrick Tuttofuoco allestita nella Sala convegni di Palazzo De’ Toschi, ‘casa’ della Banca di Bologna in piazza Minghetti. Le opere dell’artista milanese classe 1974 accompagnano lo spettatore in un viaggio luminoso – che sarà già avvistabile dalla piazza – visitabile fino al 18 febbraio (in occasione di Arte Fiera e Art City, oggi e domani dalle 10 alle 20; 2-4 febbraio dalle 10 alle 21; per la notte bianca del 3 febbraio dalle 10 alle 24). Abbandona gli occhi presenta forme e modalità emblematiche della pratica di Tuttofuoco fin dagli esordi: l’utilizzo di materiali industriali e sintetici come il neon, il ferro e la plastica; l’inclinazione a coinvolgere lo spettatore ad abitare la mostra, più che a porsi come osservatore distaccato. Al contempo il progetto sviluppa aspetti che fanno parte del lavoro recente dell’artista: l’attenzione al medium scultura, realizzata con materiali industriali/sintetici come il metacrilato e classici come il marmo; l’inclinazione a tradurre la forma in figura, che in Abbandona gli occhi ripete, in punti diversi dello spazio, la figura del corpo.

"In occasione di Art City – spiega il curatore Davide Ferri – ci piace alternare negli anni un artista straniero a uno italiano per una grande personale e proporre figure che abbiano raggiunto una piena maturità. Tuttofuoco ha avuto una fase folgorante nei primissimi anni duemila, collocandosi come una delle figure di spicco di una generazione". E approdando oggi a "un linguaggio maturo", che può "farsi carico delle caratteristiche dello spazio del palazzo".

Quella di Tuttofuoco è una "mostra di corpi– continua Ferri –, lo spettatore è in dialogo con sculture che raccontano corpi visti in uno stato di abbandono, come sprofondati in qualcosa che ha che fare con il sonno, uno stato di semi-incoscienza, che l’autore chiama ’trascendenza’. Questi corpi sono inseriti in una partitura di neon, di luci". La mostra contiene il tratto pop di Tuttofuoco, che però si coniuga con un lato più intimo e introverso. Da segnalare, la scultura in marmo "che rappresenta una sorta di autoritratto dell’artista – conclude Ferri – poi scansionato in 3D. Altre due sculture partono da immagini della moglie e del figlio dormienti, in una sorta di ritratto familiare notturno".

le. gam.

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