Horacio Pagani, Paolo Giacomin, Simone Colombarini e Palma Costi
Horacio Pagani, Paolo Giacomin, Simone Colombarini e Palma Costi

Bologna 6 settembre 2018 - C'è modo e modo di lasciare un'impronta, quella profonda e ingombrante dell'impatto ambientale, oppure quella cadenzata ma ben presente delle imprese che firmano un territorio con il loro dna. Traccia genetica di tutto rispetto per le aziende affiliate a Confindustria Emilia delle province di Bologna Ferrara e Modena: un fatturato complessivo da 50 miliardi è sicuramente il dato più interessante del report di impatto sociale elaborato da Bdo italia e presentato oggi pomeriggio a Farete 2018.

I numeri raccontano 3.142 imprese associate, divisibili in 20 filiere, che vanno dall'agroalimentare al turismo, di cui l'89% ha un fatturato superiore a 100mila euro. Dato che si colloca perfettamente nel panorama imprenditoriale emiliano-romagnolo, caratterizzato da una forte presenza di aziende (sono circa una ogni 11 abitanti) e un Pil pro capite superiore del 16% alla media europea.

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Dal capitale economico a quello sociale, sempre di soldi si tratta, precisamente di quei 50 miliardi di fatturato, parte diventano forniture per gli altri associati, circa 1/5 va ai dipendenti e infine 1,5 miliardi di utili arrivano nelle casse amministrative. Proprio per questo il 76% delle aziende associate dichiara di contribuire allo sviluppo del territorio, attraverso l'occupazione e una media di 19mila euro di investimenti nello sviluppo della comunità. Non ultimo il capitolo della sostenibilità: più del 79% dichiara di aver investito su efficienza energetica e innovazione , il 70% sul recupero dei materiali, per una spesa media sui rifiuti intorno ai 28mila euro.

“Come Regione ci siamo impegnati profondamente nelle politiche per il lavoro – spiega Palma Costi, assessore alle attività produttive dell'Emilia Romagna -, e politiche come il Patto per il lavoro, volte alla buona occupazione, ne sono la testimonianza concreta”. Non solo dell'occupazione, ma si è parlato anche della 'fuga dei talenti', 'come riportarli qui?' E' la grande domanda che si è fatto anche il direttore di QN-il Resto del Carlino, Paolo Giacomin. “Siamo stati la culla del Rinascimento, non fatto da colpi di genio, ma da un Paese che si è mosso tutto insieme , quel capitale umano che ancora oggi il mondo ci invidia e dobbiamo tenerci stretto”.

Non mancano le storie di successo, come quella di Simone Colombarini ad di Vetroresina, che dopo essersi insediato nel territorio ferrarese ha 'restituito' l'accoglienza al territorio, portando la squadra di calcio Spal dai dilettanti fino alla Serie A. “Come aziende dobbiamo dare il nostro contributo al territorio, noi lo abbiamo fatto per spirito”.

Tra le storie di successo, della Motor Valley in questo caso, c'era anche Horacio Pagani, dell'omonima casa di supercar. “Già 50 anni fa l'eco dei bolidi che si costruivano in Emilia arrivava fino in Argentina, continueremo a produrre qualcosa di unico, senza pensare di essere i migliori del mondo, ma guardandoci attorno per fare ancora meglio”. "Questi sono spunti importanti - ha poi concluso Alberto Vacchi, patron di Ima e presidente di Confindustria - per la crescita del nostro paese, ma non basta, bisognerà puntare su politiche che tengano alta la credibilità del nostro paese in Europa".