Bologna, 6 settembre 2018 - «Al nuovo governo offriamo tutta la nostra leale collaborazione necessaria e gli auguri per fare bene. Così come faremo con il governo della nostra regione che certamente ha un ruolo positivo nei risultati che abbiamo avuto. Non c’è contraddizione, perché nella nostra associazione non facciamo la politica dei partiti ma quelle delle imprese».

L’ultima assemblea da presidente di Confindustria Emilia per Alberto Vacchi è quella dei saluti, dei primi cento giorni del governo gialloverde e delle Regionali alle porte. Poi l’Europa, l’industria 4.0 e il ritardo infrastrutturale. Alla fine è arrivata la standing ovation (FOTO) e i complimenti del presidente nazionale Vincenzo Boccia che lo ha sconfitto nell’ultima corsa per viale dell’Astronomia. «Vacchi è un galantuomo», ha scandito dal palco. Ora c’è chi è pronto a scommettere che il presidente di Ima ci riproverà. Intanto sono già partite le grandi manovre per la successione in via San Domenico. 

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Se dovesse toccare a un modenese in pole l’attuale vicepresidente, Valter Caiumi. Modena, però, guida già il regionale e così alla presidenza di Confindustria Emilia potrebbero finire Sonia Bonfiglioli o Nicola Pizzoli, i bolognesi che già fanno parte del Consiglio di presidenza. A chiunque toccherà si troverà di fronte le questioni sollevate da Vacchi nella sua relazione. «Perché dobbiamo far passare dal nodo di Bologna tutto il traffico che dal corridoio Veneto sale verso Sassuolo? Il primario distretto europeo per la produzione di ceramica beneficerebbe della Cispadana, se ci fosse. Perché parliamo di Passante Nord dal 2005 e non ci sono cenni di inizio cantiere».

FOTO / Farete, l'impresa si mette in mostra

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«In questi anni lungo la via Emilia «le imprese hanno mutato pelle puntando per nostra fortuna e dell’Italia su innovazione e internazionalizzazione. Nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi mercati. A monte la ripresa degli investimenti in macchinari e tecnologia (più 4,4% nel 2017, stima analoga per il 2018), a valle il boom dell’export (più 4,8 nel 2017, più 5 quest’anno)». 

Tra Milano, Bologna e Venezia «in quello spazio che è stato ribattezzato il nuovo triangolo industriale, la crescita ha preso vigore e pure sul fronte dei posti di lavoro sono stati recuperati i livelli pre-crisi». Per il nuovo governo il primo banco di prova sarà la manovra con l’incubo spread. «È ovvio che tutti noi ci preoccupiamo. Speriamo che l’atteggiamento da parte del governo nella prossima manovra sia tale da non indurre lo spread a fare un ulteriore balzo».