Matteo Renzi e Isabella Conti (foto Schicchi)
Matteo Renzi e Isabella Conti (foto Schicchi)

Bologna, 19 ottobre 2019 - La sindaca dei record se ne va. Isabella Conti sbatte la porta in faccia al Pd e sceglie Matteo Renzi. Sarà una delle leader di ‘Italia Viva’, in pole position per diventare la coordinatrice nazionale del nuovo movimento dell’ex premier. L’addio al partitone si consuma dopo 23 anni di militanza, tutta una vita. «Ormai per me non c’è più spazio», ha confidato ai suoi collaboratori.

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Uno smacco anche per Stefano Bonaccini: il governatore dell’Emilia-Romagna, nella sua corsa elettorale verso le prossime Regionali, non manca di rivendicare il taglio delle tariffe dei nidi. La prima a metterlo in pratica? Proprio Conti nella sua San Lazzaro, il ricchissimo paese alle porte di Bologna dove pochi mesi fa è stata rieletta con un fantascientifico 80% al primo turno. San Lazzaro è l’unica città italiana dove si va ai nidi gratis.

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La decisione , però, arriva da molto più lontano. Ha radici nel gelo che l’accolse quando, mettendosi contro tutto il partitone, decise di bloccare il maxi-progetto urbanistico della colata di Idice denunciando pressioni e minacce. Finirono indagati amministratori dem e di Legacoop, e lei si ritrovò sola. Renzi la elogiò pubblicamente come esempio di coraggio e concretezza, il feeling nasce da lì. Coraggio ce ne volle anche nel fare la guerra alle tariffe applicate da Hera e nel rinunciare, in tempi non sospetti, al simbolo del partito nella sua lista elettorale. Tutte scelte premiate nelle urne con percentuali senza precedenti. In questi mesi Renzi non ha mancato di citarla.

Conti è ormai un fenomeno nazionale, qualcuno l’ha addirittura definita l’anti-Boschi. Per lei è pronto un ruolo di vertice in Italia Viva che accetterà solo se in grado di conciliare l’impegno politico con quello amministrativo. L’annuncio ufficiale, dopo settimane di riflessione e silenzio, arriverà domani durante la Leopolda numero 10, dove parteciperanno circa 300 emiliano-romagnoli in uscita dai dem.

«Abbiamo prenotato una cena e il ristorante ci ha detto ‘basta’, perché siamo troppi», rivela Sandro Gozi, prodiano e consigliere per gli affari Ue del governo Macron. In uscita anche i parlamentari Luigi Marattin e Marco Di Maio, ma non ci sarà alcun addio in massa. Anche perché tra pochi mesi si vota alle Regionali e chi spera in un posto non può permettersi di lasciare il partito proprio ora.

L’appoggio dei renziani a Bonaccini, comunque, non è in discussione anche se l’idea di una lista autonoma a sostegno del governatore uscente sembra ormai tramontata per difficoltà organizzative dopo che era stato lo stesso Renzi a tracciare questo scenario.