Il Coronavirus rallenta in Emilia Romagna (Foto Ansa)
Il Coronavirus rallenta in Emilia Romagna (Foto Ansa)

Bologna, 24 marzo 2020 – E' ottimista il commissario ad acta Sergio Venturi quando nella consueta conferenza via Facebook snocciola i dati odierni sul coronavirus. “Ma proprio perché cominciano ad esserci buone notizie, non bisogna abbassare la guardia”, avverte. Sono 9.254 i casi di positività alle 12 di oggi, 719 in più di ieri. 33.527 i test refertati, 2.327 in più sempre rispetto a ieri. Crescono purtroppo anche i decessi, passati da 892 a 985: 93, quindi, quelli nuovi, di cui 66 uomini e 27 donne.

Qui gli aggiornamenti del 25 marzo

Come ormai noto, la provincia con più casi di contagio è Piacenza con 1.981 (96 in più rispetto a ieri); poi vengono Parma 1.435 (71 in più), Reggio Emilia 1.437 (68 in più),  Modena 1.354 (199 in più), Bologna 968 (di cui Bologna 776, 124 in più rispetto a ieri, e 192 Imola, 11 in più),  Ferrara 190 (18 in più rispetto a ieri), Ravenna 368 (26 in più), Forlì-Cesena 437 (di cui 211 a Forlì, 35 in più rispetto a ieri, e 226 a Cesena, 22 in più),  Rimini 1.084 (49 in più). 

Complessivamente, sono 3.992 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (323 in più rispetto a ieri); aumentano di poche unità quelle ricoverate in terapia intensiva, che sono 291, 15 in più rispetto a ieri.

Al tempo stesso, continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 558 (135 in più rispetto a ieri), 125 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione; 10 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

“I dati di oggi sono in gran parte positivi con qualche elemento negativo, come quello delle persone decedute perché ogni vittima in più è di troppo”, commenta Venturi. “Ma l'incremento di casi inferiore rispetto ai giorni scorsi – spiega -, potrebbe essere un'inversione di tendenza”. Il commissario invita tuttavia a non mollare ora e continuare a rispettare le regole di distanziamento sociale.

Per quanto riguarda i decessi, per la maggior parte sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse. I nuovi decessi riguardano 30 residenti nella provincia di Piacenza, 20 in quella di Parma, 17in quella di Reggio Emilia, 11 in quella di Modena, 4 in quella di Bologna (nessuno del territorio imolese), 1 in quella di Ferrara, 1 in quella di Ravenna, zero in quella di Forlì-Cesena e 9 in quella di Rimini.

Venturi: "Ora più aggressivi con la cura a casa"

Da Piacenza a Rimini, continua senza sosta il lavoro all’interno della rete ospedaliera per attuare il piano di rafforzamento dei posti letto disposto dalla Regione. Da ieri a oggi, sono 154 i posti letto aggiuntivi allestiti per i pazienti colpiti da Coronavirus, che complessivamente passano da 3.761 a 3.915, tra ordinari (3.425, +138) e di terapia intensiva (490, +16).

Nel dettaglio: 595 posti letto a Piacenza (di cui 45 per terapia intensiva), 804 a Parma (63 terapia intensiva), 638 a Reggio (55 terapia intensiva), 467 a Modena (96 terapia intensiva), 577 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (117 terapia intensiva), 254 a Ferrara (32 terapia intensiva), 580 in Romagna (in particolare: 233 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 41 Riccione;113 Ravenna, di cui 12 per terapia intensiva; 56 Lugo, di cui 6 per terapia intensiva; 9 Faenza; 55 Forlì, di cui 8 per terapia intensiva; 73 Cesena, di cui 17 per terapia intensiva.

Riorganizzati e incrementati i posti letto negli ospedali, ora "dovremo essere più aggressivi con la cura della malattia a casa". A delineare i prossimi passi della strategia contro il coronavirus in Emilia-Romagna è il commissario regionale per l'emergenza, Sergio Venturi, nel corso della diretta Facebook di questo pomeriggio. In sostanza, spiega Venturi, la Regione sta valutando una terapia con farmaci ad hoc da somministrare a domicilio alle persone positive con sintomi lievi, per evitare che la patologia peggiori.

Un'ipotesi potrebbe riguarda l'impiego della clorochina, il farmaco utilizzato per la prevenzione e il trattamento della malaria. "E' un'idea che ci viene anche dal Comune di Medicina - afferma il commissario - tra giovedì e venerdì potremo essere più precisi".

Per quanto riguarda gli ospedali Covid, si conferma su Parma l’attivazione da parte dell’ospedale Piccole Figlie (ad oggi 25 posti letto Covid attivati sui 30 messi a disposizione) e della casa di cura Val Parma Hospital (ad oggi 22 posti letto Covid attivati sui 36 messi a disposizione). Sempre in provincia di Parma è prevista la prossima attivazione di 20 posti letto da parte della casa di cura Città di Parma. Per la provincia di Modena è attivo l’Ospedale di Comunità di Fanano, riconvertito a struttura Covid. il Già pronti come Covid hospital quello del Delta di Ferrara (92 posti letto aggiuntivi per acuti, 4 subintensivi e 6 intensivi), che si affianca all’hub del Sant’Anna, e - per la Romagna - l’ospedale di Lugo, con 44 posti letto Covid attivati a cui si aggiungerà quello di Riccione che al momento ha attivato 41 posti letto per acuti; entrambi da affiancare agli hub di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena

Sul resto del territorio regionale restano confermate a  Piacenza la Casa di Cura Sant’Antonino e il San Giacomo per complessivi 120 posti letto, l’Ospedale di Comunità di Bobbio, Castel San Giovanni e Fiorenzuola; a Parma il padiglione Barbieri e il padiglione 26 dell’ospedale Maggiore (hub), Fidenza e Borgo Taro; a Reggio Emilia, a supportare l’hub Arcispedale Santa Maria Nuova in città, oltre a Guastalla si è aggiunto Scandiano; a Modena opera come hub il Policlinico (Baggiovara dà supporto sia per l’area intensiva che per i pazienti in fase acuta) e sono pronti Carpi (dove è già attiva per pazienti Covid anche la Terapia Intensiva con 15 posti letto), Mirandola e Sassuolo; a Bologna, nell’hub del Sant’Orsola, è entrato in funzione il padiglione Covid, il 25, oltre al Bellaria, già Covid hospital che funzionerà come tale anche per l’imolese.

Stop ai medici positivi asintomatici. "Non tornano al lavoro"

Al lavoro, anzi no. Dura poco il via libera per i medici positivi al coronavirus ma asintomatici a tornare al lavoro. "Nessun operatore sanitario positivo al Covid-19 può recarsi al lavoro", si affretta a chiarire il commissario per l'emergenza in Emilia-Romagna Sergio Venturi spiegando che "la direttiva indirizzata alle aziende sanitarie rappresenta un documento di strategia generale che, effettivamente, può aver generato confusione lì dove si parla di volontarietà".

"Lo ripetiamo, la sicurezza delle persone viene al primo posto, a partire ovviamente da tutti gli operatori sanitari", prosegue Venturi. "Già nelle prossime ore incontreremo i sindacati, che già avevano segnalato questo aspetto, per chiarire e ribadire tale concetto".

Poi è arrivato un ulteriore chiarimento durante la diretta Facebook: "Molti sanitari sono rientrati" dopo aver terminato la quarantena a casa, contagiati dal covid-19. "I medici non vedono l'ora, vogliono fare il loro dovere anche in condizioni difficili. La loro disperazione è che servono due tamponi negativi e quindi bisogna aspettare".  "Secondo le indicazioni dell'Oms potrebbero rientrare anche dopo due settimane, se sono asintomatici, anche senza fare il tampone. Ma noi vogliamo essere sicuri e non vogliamo ricadute".

La direttiva trasmessa dalla Regione alle aziende ospedaliere che tanta confusione ha creato parlava di screening periodici “con cadenza quindicinale a tutti gli operatori sanitari operanti in aree Covid-19 a massima diffusione al fine - si legge - di definire le dimensioni delle forze lavoro in campo, nell'ottica di proporre, su base volontaristica, la ripresa del lavoro ai soggetti positivi ma asintomatici”.

Le schede L'ultima autocertificazione - La scoperta del Cineca - Consigli per i genitori - I sintomi a cui fare attenzione

"È un provvedimento assurdo e in controtendenza rispetto a tutti i documenti del ministero della Salute. Bene ha fatto dunque la Regione - afferma  il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli - a fare un passo indietro e a dare l'importanza dovuta alla salute dei medici, perché si tratta di un provvedimento inconcepibile". Negli ospedali, anche se in aree di massima diffusione del virus, conclude, "i pazienti, tutti, devono sentirsi sicuri ed i medici in attività devono essere sani. Questo è un principio basilare".

La direttiva

L'atto distingue “tre diversi scenari” nella Regione con “tre diverse priorità di screening”: zone di penetrazione massimale (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Rimini), zone di penetrazione elevata (Modena, Bologna), zone di penetrazione contenuta (Ferrara, Ravenna, Forlì). Anche nelle aree di elevata penetrazione, si legge, “è razionale sottoporre a screening periodico gli operatori sanitari operanti in aree Covid-19 mediante diagnosi diretta, al fine di identificare coorti di operatori sanitari asintomatici idonee a mantenere l'attività lavorativa”.

Nelle aree di moderata penetrazione si prevede, invece, il tampone per screening agli “operatori sanitari esposti a pazienti con infezione diagnosticata al fine di definire l'entità della diffusione verticale (da paziente ad operatore) finalizzata a mantenere la maggior parte degli operatori sanitari Covid-free e a porre in quarantena gli eventuali contagiati per evitare la diffusione inter-operatori”.

Nuova ordinanza per Rimini e Piacenza

Il Governatore Stefano Bonaccini ha firmato una nuova ordinanza che consolida e uniforma il quadro delle misure di contrasto della diffusione del Coronavirus  adottate sui territori delle province di Rimini e Piacenza. L’atto assorbe e sostituisce le ordinanze precedenti, adottate ieri e domenica rispettivamente per l’intero territorio riminese e piacentino. 

Vengono sostanzialmente confermate tutte le misure varate per le due province con la sospensione pressoché generalizzata delle attività economiche, ad esclusione di quelle essenziali o di quelle che garantiscano contatti limitati fra le persone al proprio interno, applicando rigide misure di sicurezza, e il rafforzamento delle misure per garantire il contenimento e il distanziamento sociale, a partire dal divieto di ogni assembramento con più di due persone, con l’intensificazione dei controlli.

Diventano valide per entrambe le province due misure prima inserite in una delibera o nell’altra. Sia nel piacentino che nel riminese, rispetto alle imprese che devono sospendere la loro attività, possono proseguire le aziende di logistica e magazzino limitatamente alla gestione di merci la cui ricezione, immagazzinamento, lavorazione e spedizione (anche finalizzata alla vendita al dettaglio attraverso piattaforme di vendita al dettaglio on line) sia connessa ad attività o filiere riguardanti beni essenziali compresi nell’allegato 1 del Dpcm 11 marzo 2020.

Sostanzialmente i vettori potranno consegnare a domicilio solo i beni la cui commercializzazione è tutt’ora prevista, sospendendo viceversa la consegna di quegli articoli che oggi sono già esclusi dal commercio al dettaglio a seguito della chiusura dei negozi. 

In entrambe le province, tutte le strutture ricettive sono chiuse. L’accoglienza degli ospiti viene sospesa dall’entrata in vigore del presente provvedimento e quelli presenti non potranno restare per oltre 72 ore. Sono escluse dall’obbligo di chiusura le strutture operanti per esigenze collegate alla gestione dell’emergenza (a titolo di esempio: pernottamento di medici, isolamento di pazienti), quelle collegate al regolare esercizio dei servizi essenziali e quelle che ospitano persone regolarmente registrate al momento di entrata in vigore dell’ordinanza per motivi diversi da quelli turistici e impossibilitate al rientro nei luoghi di residenza.

Dalla Cina 200mila mascherine chirurgiche

“Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”. Questo il messaggio che accompagna il carico di 200mila mascherine chirurgiche arrivate questa mattina per iniziativa del governatore della Provincia cinese del Guangdong, Ma Xingrui, territorio gemellato con la Regione Emilia-Romagna dal 2015, e che saranno subito consegnate al magazzino della sanità di Reggio Emilia. E altre 20mila mascherine arriveranno dalla città di Heyuan, sempre della Provincia di Guangdong, gemellata con Ferrara.

"Un gemellaggio che comporta solidarietà - afferma l’assessore regionale alla Protezione civile, Irene Priolo, che questa mattina insieme a tecnici e volontari ha accolto il carico -. La Regione ringrazia la Provincia cinese per questo concreto e prezioso gesto in un momento così delicato per il nostro territorio”.

Le mascherine saranno portate dai volontari della Protezione civile regionale al magazzino farmaceutico centralizzato dell’Area vasta Emilia Nord (Aven) con sede a Reggio Emilia per la distribuzione già a partire da oggi al personale socio-sanitario dell’Emilia-Romagna per il tramite delle Aziende locali.

La Regione diploma a distanza nuovi operatori socio-sanitari

Per rafforzare gli organici del sistema sanitario e socio-assistenziale in tempi brevi, la Regione ha definito le procedure per consentire di svolgere le prove di esame a distanza a 182 persone che hanno già concluso il proprio percorso formativo per la qualifica di Operatore Socio-Sanitario (Oss).

“Con questa misura - ha detto l’assessore regionale alla Formazione e al Lavoro, Vincenzo Colla - la Regione, oltre a dare una prima risposta ai fabbisogni delle strutture sanitarie e socio-assistenziali, risponde anche alla sollecitazione e alla richiesta dei partecipanti ai corsi Oss, che con grande senso civico hanno manifestato la volontà di rendersi immediatamente disponibili per sostenere il sistema regionale di cura in questo difficile momento”.