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10 mar 2022

Omicron 3, i sintomi della nuova variante: cosa c'è da sapere

Sono tre le sottovarianti che hanno scalzato la Delta e che, insieme all'allentamento delle misure di sicurezza, stanno causando un aumento di contagi

10 mar 2022
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Omicron 3 è presente in minima parte in Italia
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Omicron 3 è presente in minima parte in Italia

Bologna, 10 marzo 2022 - Le sottovarianti di Omicron sarebbero tre, secondo uno studio sul Covid dell'istituto Ceinge-Microbiologie. Dunque, oltre alla BA.1 che si sta contraendo, ci sono la BA.1.1 presente nel 36% dei casi, la BA.2 nel 5% e una nuova terza sottovariante, la BA.3 che coinvolgerebbe ancora un numero molto limitato di contagi. Intanto si assiste a una contraddizione: da un lato sta rimontando l'allerta sui contagi, complice l'ondata di freddo che sta investendo tutta la Penisola e costringendo al chiuso tutti gli italiani.

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Dall'altro si assiste a un allentamento delle misure di sicurezza a livello internazionale, dal momento che l'attenzione è focalizzata soprattutto sulla guerra in Ucraina. In Austria, ad esempio, già dallo scorso 19 febbraio non è più richiesto il Super green pass in ristoranti e palestre e ora si sospende anche l'obbligo vaccinale; nel Regno Unito sono state ormai eliminate tutte le misure preventive; negli Stati Uniti non vale più l'obbligo di mascherina al chiuso.

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Omicron 3: i sintomi e la risposta dei vaccini

La nuova variante Omicron 3, segnalata anche in Italia, è una sottovariante di Omicron che, in studi di sequenziamento, ha una piccola parte uguale a Omicron, attualmente in circolazione nel nostro Paese. I sintomi quindi non differiscono molto dalla Omicron vera e propria. Si può accusare mal di testa, raffreddore o naso che cola, stanchezza, ma anche febbre o mal di gola. Allo stesso modo i giorni di incubazione rimangono più o meno sempre cinque

Per quanto riguarda la risposta dei vaccini, al momento pare non esserci differenza sulla protezione. La Omicron 3 è una variante che differisce poco dalla sorella maggiore e tra l'altro è ancora poco presente in Italia.

"Dal punto di vista formale la differenza tra Omicron 1, 2 o 3 interessa solo cacciatori di virus e chi studia il sequenziamento. Hanno effetti identici, ovvero sono varianti gemelle. Ma a livello di aggressività e di risposta ai vaccini non c'è differenza. Io continuo a sottolineare che occorre evitare l'allarmismo o il terrorismo delle varianti, ogni nuova variante è accompagnata da un certo clamore e terrorismo mediatico che in qualche modo poi viene derubricato dalla realtà. I vaccini funzionano". A sottolinearlo è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, facendo il punto sulla situazione epidemiologica e il rischio di nuove varianti.

"L'aumento dei contagi osservato nell'ultima settimana è un rimbalzo tipico della dinamica del virus soprattutto in questa fase che arriva dopo una amplissima circolazione nel mese passato. Dobbiamo vigilare e far sì che le persone tornino a pensare che il Covid sia un problema - avverte Bassetti - e che non è tutto finito, che ci sarà da fare un richiamo del vaccino anti-
Covid, ma non si alza l'attenzione con il terrorismo delle varianti. Io non ci sto - rimarca - la situazione in ospedale è tranquilla e senza pressioni".

Cartabellotta (Gimbe): "Abbassare la guardia è spianare la strada al virus"

"Abbassare la guardia è la 'strategia' migliore per farsi trovare impreparati dal virus e spianargli la strada". Lo scrive sul proprio profilo Twitter il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che in un altro tweet si chiede perché stiano risalendo i casi di Covid-19. Le cause vanno ricercate "nel rilassamento della popolazione, nella diffusione della variante Omicron BA.2, nella persistenza delle basse temperature che costringono a stare al chiuso e nel calo della protezione dei vaccini contro l'infezione", conclude. Un'allerta giustificata quella della Fondazione Gimbe, considerando che l'indice Rt di contagio si sta avvicinando a 1, valore che a febbraio era pari a 0,7.

Omicron: le tre sottovarianti che hanno scalzato la Delta

Nel mondo è ormai quasi unica e sola, e il suo dominio si estende in tutti i continenti. E' la variante Omicron di Sars-CoV-2, nelle varie 'versioni' che affollano la sua famiglia. Secondo l'ultimo bollettino settimanale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha ormai quasi letteralmente spazzato via la Delta, unica altra variante di cui al momento rimane una flebile traccia. Tra le 428.417 sequenze caricate sulla piattaforma Gisaid e provenienti da campioni raccolti nell'ultimo mese, il 99,7% (427.152) erano Omicron e lo 0,1% (580) erano Delta.

E per tutti i Paesi-aree-territori con 100 o più sequenze caricate in questi 30 giorni, Omicron rimane la variante dominante. Guardando all'interno della famiglia, tra i lignaggi discendenti di Omicron riportati negli ultimi 30 giorni BA.1.1 resta la sottovariante predominante, rappresentando il 41% delle sequenze Omicron (187.058), ma a insidiarla ci pensa Omicron 2 (BA.2) che - come previsto dagli esperti ormai da settimane - cresce e rappresenta adesso il 34,2% delle sequenze (156.014) a livello globale. Segue BA.1 che pesa per il 24,7% e conta 112.655 sequenze. BA.3 resta invece al momento molto più indietro: conta 101 sequenze, meno dell'1%. E poi ci sono le varianti mix, spiega l'agenzia Onu per la sanità: "Il Technical Advisory Group sull'evoluzione del virus Sars-CoV-2 (Tag-Ve) e l'Oms sono a conoscenza di report, di segnalazioni, su varianti ricombinanti", una specie di 'chimere' che hanno un po' di Delta e un po' di Omicron, oppure altre segnalate sono varianti ricombinanti dei due sottolignaggi Omicron BA.1 e BA.2.

 

 

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