La polizia ha arrestato un presunto camorrista a Fano (Fotoprint di repertorio)
La polizia ha arrestato un presunto camorrista a Fano (Fotoprint di repertorio)

Fano (Pesaro e Urbino), 5 febbraio 2019 - Si chiama Mariano Donadona, 36 anni, napoletano, residente a Fano da almeno 10 anni con la compagna e una figlia. Lavorava come giardiniere per una cooperativa. E’ stato arrestato ieri in città dalla polizia inviata dalla Dda di Napoli. Donadona è accusato di aver partecipato ad un omicidio del 2004, avvenuto a Portici, alla periferia di Napoli. Una ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita a carico di presunti capi e affiliati al clan Vollaro, attivo a Portici (Napoli) perché ritenuti gravemente indiziati di porto e detenzione di arma, spari in luogo pubblico, ricettazione e omicidio premeditato in concorso tra loro e aggravato dal metodo mafioso.

Il provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, è stato eseguito dagli agenti del commissariato della polizia di Stato di Portici - Ercolano nei confronti di Pietro Vollaro, Giuseppe Vollaro, Antonio Romagnoli, Antonio Froncillo, Ciro Nocerino, Giuseppe Toti (tutti già detenuti per altri reati anche di natura associativa) e Mariano Donadona rintracciato appunto a Fano dove viveva da un decennio. I fatti risalgono al 28 maggio 2004 quando in via Bellucci Sessa a Portici ci fu un agguato in cui rimasero feriti Giuseppe Iacone e un’altra persona che se la cavò con dieci giorni di prognosi per ferite al fianco destro.

Iacone, dopo oltre due ore di intervento chirurgico all’ospedale Loreto Mare di Napoli, morì per la gravità delle ferite riportate. Le indagini dirette dalla Dda ed eseguite dal commissariato di Portici hanno consentito, nel corso degli anni, di raccogliere indizi probatori a carico degli arrestati. Indizi ritenuti validi dal gip del Tribunale di Napoli che ha emesso la misura coercitiva. 

Ma chi è Mariano Donadona? Cosa faceva a Fano? Salì alla ribalta anche qui nel 2016 quando venne arrestato dai carabinieri di Borgo Santa Maria il 23 aprile per aver rubato un borsello con 550 euro al circolo Arci di Case Bruciate. Non si accorge che una telecamera ha ripreso tutto e permette al titolare di rintracciare gli amici del ladro perché li conosce. Sono clienti. Chiama uno di questi e gli dice che il suo amico ha rubato il borsello. Gli dà tempo un’ora per riportare i soldi. Altrimenti parte la denuncia. Donadona non si presenta e il titolare, visto che alle 21 di sera non si era ripresentato nessuno, chiama i carabinieri e racconta l’accaduto consegnando le immagini. Mentre i militari si trovano nel locale, entra Donadona che senza scomporsi si rivolge al barista e gli dice: «Se rivuole i suoi soldi deve ritirare la denuncia». Una frase che basta e avanza per far scattare le manette all’uomo per furto e violenza privata. Il denaro, 550 euro, viene trovato in auto. Poi il 36enne ha patteggiato una pena a 8 mesi di reclusione. Ora da Napoli è arrivata un’accusa di tutt’altro genere.