Quotidiano Nazionale logo
5 mag 2022

"Caricato da un capriolo, ho rischiato grosso"

La disavventura di Giuseppe Leone, 71 anni: è stato disarcionato dall’animale selvatico mentre pedalava in Toscana. Da allora, un calvario

Giuseppe Leone, fanese, 71 anni, in tenuta da ciclista in una delle tante imprese sulle due ruote
Giuseppe Leone, fanese, 71 anni, in tenuta da ciclista in una delle tante imprese sulle due ruote
Giuseppe Leone, fanese, 71 anni, in tenuta da ciclista in una delle tante imprese sulle due ruote

Maledetto il giorno che t’ho incontrato. Chi? Un capriolo. Perché Giuseppe Leone, una specie di mito nel ciclismo dilettantistico provinciale, 71 anni, fanese doc, ex dirigente di Banca Marche, è volato via come un fuscello sull’asfalto, caricato dall’animale che l’ha preso in pieno lateralmente: una sorta di ariete. "Avevamo svalicato in Toscana – racconta Leone – e stavamo pedalando intorno alle 22 della sera a circa 28 all’ora. Era poco meno di un mese fa. Improvvisamente ho sentito un forte colpo laterale. Non mi sono accorto di nulla e mi sono ritrovato steso sulla strada. Chi era dietro di me poi mi ha detto che m’aveva caricato un capriolo".

La situazione medica era questa: clavicola con due fratture, mano fratturata, setto nasale fratturato, sopracciglio sanguinante per una profonda ferita, ammaccature varie in tutto il corpo. "Avevo la faccia come un pallone – racconta Leone –, ma in verità il dolore fortissimo arrivava dalla mano più che dalla spalla. I miei amici che erano come me si sono fermati e mi hanno prestato aiuto. Poi è arrivata anche una signora che aveva fatto un corso di primo soccorso con la Croce Rossa, Marina Dionisi, alla quale sarò sempre riconoscente, che mi ha prestato le prime cure, si è stesa sull’asfalto con me mi ha coperto con un telo ed ha anche chiamato il 118".

Quindi?

"L’ambulanza ci ha messo 45 minuti per arrivare e non era nemmeno caldo. Poi mi hanno portato all’ospedale di Pisa dove mi hanno curato e il giorno dopo mi hanno dimesso. Mi è venuta a prendere la mia compagna con mia sorella e sono tornato a Fano".

Tutto a posto?

"Ma nemmeno per idea. Per fortuna ho molti amici anche nel settore ospedaliero e alla fine tutti mi hanno consigliato di operarmi alla spalla. Ma l’intervento a Pesaro è stato fatto dopo Pasqua: hanno dovuto ricomporre le due fratture e fra l’altro le ossa si stavano anche ricalcificando".

Adesso come va?

"Che sono ancora in fase di convalescenza, ultime medicazionei l’altro ieri al pronto soccorso del Santa Croce, ma non mollo. Ho dentro casa una bici a rulli per cui senza poggiare la mano sul manubrio mi siedo sul sellino e pedalo".

Ma lei, che ciclista è, che parte da Fano e si ritrova di notte in Toscana?

"Beh per me è normale perché riesco anche a fare 550 chilometri in un giorno e mezzo e sono anche il capitano della nazionale italiana randonnées. Facciamo percorsi anche di 1300, 1500 chilometri, anche fuori dal territorio nazionale".

Torna in sella o basta così?

"L’ho vista veramente brutta, ma io penso che alla fine di maggio sarò ancora sopra una bici. Mi dispiace che domenica parte una gara da piazza XX Settembre diretta verso il Carpegna, ma non potrò gareggiare".

Sfida: Pesaro-Fano e ritorno in bici...

"Quando arriva a Fano io parto e alla fine quasi sicuramente arrivo prima io perché sul piano cammino anche a 41 chilometri all’ora...".

Maledetto il giorno che t’ho incontrato (il capriolo) ma l’uomo della Parigi-Dakar delle bici continua a pedalare: "... sto arrivando".

m.g.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?