Arrivano la mattina presto, restano fuori, non possono entrare ma cercano un contatto umano, tutta la vicinanza che si può avere al tempo del Covid. Sono i visi e le storie del Ponte, la mensa sociale non ha mai rallentato anzi, durante il lockdown ha moltiplicato i suoi sforzi e oggi fa i conti con le nuove povertà. Lo ha raccontato il presidente dell’associazione, Silvano Gallucci, tra i protagonisti del documentario ‘Solidali al tempo del Covid’, prodotto da ’Marche in video’ e...

Arrivano la mattina presto, restano fuori, non possono entrare ma cercano un contatto umano, tutta la vicinanza che si può avere al tempo del Covid. Sono i visi e le storie del Ponte, la mensa sociale non ha mai rallentato anzi, durante il lockdown ha moltiplicato i suoi sforzi e oggi fa i conti con le nuove povertà. Lo ha raccontato il presidente dell’associazione, Silvano Gallucci, tra i protagonisti del documentario ‘Solidali al tempo del Covid’, prodotto da ’Marche in video’ e presentato nei giorni scorsi a Capodarco. I mesi di chiusura sono stati i più duri, proprio nella mancanza di contatto umano: "Abbiamo preparato oltre 460 borse alimentari da marzo a maggio - racconta Gallucci - abbiamo registrato numeri da record e un senso di spaesamento che riguardava tutti. Abbiamo lavorato secondo nuove regole, da noi non vengono solo per un pezzo di pane, cercano la famiglia, gli spazi per dialogare. Abbiamo persone profondamente sole, con loro abbiamo sempre costruito un dialogo che è andato anche oltre la cultura e la fede religiosa di ciascuno". In prima linea Franca, Piera e Bruna, riescono a dare un sorriso e un saluto a chi si presenta comunque alle porte della mensa, raccontano che la solidarietà non è sempre un mestiere semplice: "Ci vuole pazienza, comprensione, a volte bisogna sopportare e evitare di arrabbiarsi, bisogna rendersi conto della storia di ciascuno e andare avanti, meglio che si può". A Fermo tantissimi hanno dato aiuto all’associazione, imprenditori, privati cittadini, persone che non vogliono assolutamente comparire ma hanno fatto donazioni importanti: "Oggi viaggiamo ancora sui 60 pasti preparati ogni giorno - spiega ancora Gallucci -, ma ancora una volta a distanza perché non è possibile rivedersi, stare insieme e ritrovare quel senso di comunità. Andiamo avanti secondo le regole che abbiamo, siamo pronti ad adattarci, anche nella rinuncia di umanità, in quella distanza che dobbiamo comunque mantenere". Anche la Caritas, che col Ponte cammina di pari passo, non è andata in lockdown, monsignor Pietro Orazi parla di una sofferenza che si respirava ovunque: "Caritas nazionale ci ha dato da subito 10 mila euro da spendere in buoni spesa, abbiamo dovuto fare i conti con l’impossibilità di coinvolgere tutti i volontari, a volte sono andato io di persona a portare le borse alimentari. Noi lo sappiamo, la solidarietà non può andare in pausa, nemmeno nei giorni più difficili".

Angelica Malvatani