Carabiniere spara al cane e si toglie la vita

La vittima è Oskar Luciani, 55 anni, sottotenente alla guida del Norm. A dare l’allarme è stata la moglie che lo ha trovato a casa

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di Fabio Castori

Ha atteso che la moglie andasse al lavoro, ha caricato la pistola d’ordinanza, ha sparato al suo cane poi si è puntato l’arma contro e ha esploso un colpo mortale. È accaduto ieri mattina quando, nella sua abitazione, il sottotenente dei carabinieri Oskar Luciani, 55 anni, si è tolto la vita. A fare la terribile scoperta è stata proprio la moglie al rientro a casa. La donna, aperta la porta dell’abitazione, si è trovata di fronte alla tragica scena: il corpo privo di sensi del coniuge era in un lago di sangue e vicino c’era anche il cane morto. A quel punto, nonostante il tremendo choc, ha subito allertato i colleghi del marito e il 118, ma al loro arrivo ormai per il militare non c’era più nulla da fare: il cuore del sottufficiale aveva già cessato di battere da almeno tre ore. Il medico dopo una prima sommaria ispezione cadaverica, non ha potuto far altro che dichiarare il decesso per ferita da arma da fuoco.

La Procura di Fermo ha aperto un fascicolo, anche se più che altro si tratta di un atto dovuto. Il militare 55enne non ha lasciato alcun biglietto per spiegare il perché della tragica decisione, ma non ci sono dubbi che si sia trattato di un gesto volontario. I colleghi, ancora sconvolti per l’accaduto, lo ricordano come un uomo tutto d’un pezzo, un militare impeccabile e apparentemente senza alcun problema che potesse far presagire il drammatico epilogo della sua vita. Luciani era alla guida del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Fermo (il Norm) e non aveva mai dato segni di instabilità. Il sottotenente si era arruolato nell’Arma nel 1987 ed era giunto a Fermo nel marzo 2021 dopo aver comandato dal 1998 la stazione di Campogalliano di Modena e dopo aver maturato esperienze in diversi reparti delle province di Milano e Pavia. Il suicidio di Luciani giunge ad appena 24 ore da quello del poliziotto fermano di 50 anni, Rocco Servodio. L’agente, anche lui apparentemente senza problemi, si era ucciso domenica all’alba in auto, a circa tre chilometri dalla sua abitazione di Lido San Tommaso, sempre con la pistola d’ordinanza. Il 25 maggio era toccato al 24enne agente di polizia, Andrea Fornaro, trovato morto dai colleghi nel suo alloggio della questura di Ancona, sucida sempre nello stesso modo e con l’arma in dotazione. Il 26 aprile invece era stato Andrea Giommi, un carabiniere 50enne di Pesaro, a togliersi la vita sparandosi un colpo con la pistola d’ordinanza. Sicuramente si tratta di casi non collegati tra loro, se non dallo stesso tipo di lavoro, ma quanto accaduto deve far riflettere sulle difficoltà che incontrano gli appartenenti alle forze dell’ordine.