Fermo, 6 ottobre 2018 - In campo si parlano le lingue di mezza Africa ma poi ci si capisce benissimo. L’obiettivo è lo stesso per tutti, la voglia di vincere e di stare insieme, di difendere gli stessi colori, di sentirsi fratelli. È la squadra multicolore nata dall’esperienza di Montepacini, oggi il debutto in Terza categoria, con la prima partita del campionato, a Ponzano.

Giocano migranti e disabili, volontari e ex giocatori che avevano appeso le scarpette al chiodo e oggi hanno ritrovato un nuovo entusiasmo. Marco Marchetti, che di Montepacini è l’anima, parla di una storia nata da lontano: «Da qualche anno portiamo avanti una esperienza di calcio per ragazzi e ragazze con disabilità, abbiamo partecipato ad un campionato di quarta categoria senza mai vincere, ma aprendo davvero una strada. Stavolta l’esigenza è nata dai ragazzi che hanno qui un progetto di vita e di integrazione, che hanno vissuto l’esperienza degli sprar e vogliono integrarsi sempre di più. Abbiamo superato tutte le difficoltà di ordine burocratico, il medico sportivo Sergio Brunamontini ha portato a termine le visite mediche a tempo di record, siamo pronti a scendere in campo».

Lamin è il presidente dell’associazione nata proprio dai ragazzi africani: «Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti perché questa storia appena nata non finisca mai. Questa è una squadra vera». Ci si allena al campo della Firmum, ma anche a quello della Mandolesi, a Porto San Giorgio, il mondo del calcio locale si è mobilitato per intero, con grande generosità. Buba è uno dei giocatori, ormai da anni a Fermo, integrato, impegnato: «Noi non siamo qui per creare problemi e nemmeno per trasgredire la legge, vogliamo integrarci sul serio e progetti come questo ci fanno sperare sul serio».

Paolo Nicolai parla di un impegno forte, tutti i giocatori sono seri e concentrati, non manca mai nessuno agli allenamenti: «Ho giocato a calcio per 15 anni e mai ho visto una tale assiduità e impegno negli allenamenti. Vedremo in campo ma intanto la nostra sfida l’abbiamo già vinta». Il martedì e il giovedì arrivano tutti puntuali agli allenamenti, in bici o in autobus, in maniera misteriosa, ma arrivano e sempre in tempo. A dare una mano con le carte e la burocrazia Pino Malaspina, del comitato provinciale Figc: «Lo sport trasmette valori che nessun altra attività riesce a trasmettere. Risolti i problemi burocratici, il tesseramento era complesso ma ci siamo riusciti».

Alessandro Fulimeni dello Sprar parla di un progetto prezioso: «Questo mondo è troppo piccolo e noi lo vogliamo allargare, oggi che stanno emergendo situazioni che ci riportano ad un passato molto brutto, la risposta non può che essere questa: fare delle cose insieme, l’umanità non si può considerare clandestina».

Tra i fondatori del progetto gli assessori alla cultura di Fermo, Francesco Trasatti, e di Porto San Giorgio, Elisabetta Baldassari, proprio per sottolineare l’importanza di un cambio di percezione, per un campionato di calcio che si gioca non solo coi piedi ma col cuore e la ragione.