Ferrara: Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi (Foto LaPresse)
Ferrara: Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi (Foto LaPresse)

Ferrara, 14 settembre 2018 - "Se ci fosse stato il taser all'epoca, Federico Aldrovandi oggi sarebbe ancora vivo". Sono le parole forti emesse dall'ex questore di Ferrara, Antonio Sbordone, circa la morte dello studente ferrarese il 25 settembre 2005 al termine di una colluttazione durante un controllo di polizia. Ma le parole del funzionario di Stato non sono piaciute alla madre del ragazzo, Patrizia Moretti, che all'agenzia Ansa ha replicato in modo deciso.   

"Federico è morto perché hanno continuato a pestarlo, schiacciarlo e a dargli calci nella testa quando era già stato immobilizzato e stava chiedendo aiuto - sbotta la madre duramente -. Mi dispiace che si possa giustificare uno strumento pericolosissimo come il taser con questo paragone che non ha senso".

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"Il taser - sottolinea la Moretti - è un'arma: il problema è la formazione e la cultura dei rapporti con le persone di chi usa strumenti che possono essere letali".

La donna contesta anche l'affermazione secondo cui i poliziotti, quella sera del 2005, dovettero usare i manganelli "per fermare un giovane agitatissimo di un metro e 90". "Federico era alto un metro e 75 e pesava 60 chili - ricorda la madre -, evidentemente l'ex questore di Ferrara non si è informato bene, poteva almeno leggere le carte".

Il padre di Federico: "Il taser da usare su chi lo stava uccidendo" 
Oltre alla madre, anche  Lino Aldrovandi, padre di Federico, in un'intervisra rilasciata a Repubblica, ha commentato le parole dell'ex questore di Ferrara sulla morte del figlio. "Mi viene da pensare che quella maledetta mattina il taser non sarebbe stato da usare su Federico, ma su chi lo stava uccidendo 'senza una ragionè".