Ferrara, 10 giugno 2018 - Il 25 giugno saranno tre mesi senza  Davide Maran. A oggi sono settantasette giorni dall’ultima volta che il 26enne studente centese è stato visto a Lubiana, città dove si trovava per un periodo di studi post laurea. Da quel momento, il buio. Nessuna notizia. Pochi e confusi indizi. Qualche segnalazione, ma tutte senza conferme. Un giallo. La polizia di Lubiana continua senza sosta le ricerche. Ma ogni tentativo si scontra con il mistero di un ragazzo svanito apparentemente senza lasciare tracce. Tutti gli elementi portano alla Ljubljanica, il fiume che taglia in due la capitale slovena. Lì è stato cercato a lungo. Gli inquirenti hanno dragato il fiume, lo hanno percorso in lungo e in largo con le barche e con i sommozzatori. Nulla. Le acque torbide hanno restituito un paio di corpi, ma nessuno di loro apparteneva allo studente centese. Per un periodo le ricerche sono state sospese, in attesa che le condizioni del fiume, gonfio per le piogge primaverili, migliorassero. Poi si è continuato senza sosta. Ma senza esito.

La polizia di Lubiana lavora in stretto contatto con gli inquirenti di casa nostra. Da questo lato delle Alpi, i carabinieri portano avanti una serie di attività, coordinate dalla procura che sul caso Maran ha aperto un’inchiesta. Nel fascicolo ci sarebbe già annotata un’ipotesi di reato, ma su questo fronte il riserbo è massimo. A rompere il silenzio dopo settimane è Natasa Pucko, portavoce della polizia di Lubiana. «Le ricerche continuano – dice contattata dal Carlino – ma al momento non ci sono grosse novità. Davide non è stato ancora ritrovato». Finora, come anticipato, le ricerche dello studente si sono concentrate sul fiume. Inizialmente in città, nei pressi della zona dove è stato notato l’ultima volta. Poi, seguendo il corso della Ljubljanica fino alla confluenza col fiume Sava. Gli inquirenti hanno seguito la corrente fino alla città di Litija, ma senza alcun risultato.

Ma perché le ricerche si concentrano proprio sul fiume che bagna la capitale slovena? A indirizzare gli inquirenti ci sarebbe un video. Un filmato ripreso da una telecamera di sorveglianza piazzata sul lungo fiume. Immagini eloquenti, secondo chi indaga. Fotogrammi che mostrerebbero Maran scivolare in acqua. Caduto in maniera accidentale? Gesto estremo? Dalle immagini non sarebbe chiaro. Quel che è certo, almeno stando a quanto trapela, è che non sarebbero coinvolte altre persone. Insomma, non sarebbe stato spinto. Una conferma che, a suo tempo, è arrivata dalla polizia di Lubiana. «La scomparsa del ragazzo – aveva affermato in aprile la portavoce – non dipende da un’azione criminale».

Al momento però, non è possibile andare più in là di così. Il rischio è quello di naufragare nel mare delle ipotesi. Finché non si trova un corpo, non è nemmeno possibile affermare che il ragazzo sia morto. La foto di Davide, sorridente e coi capelli arruffati, fa capolino in cima alla lista delle persone scomparse sul sito della polizia di Lubiana. Da settimane non si muove da quella posizione. Quasi a voler ricordare il dramma di un ragazzo scomparso senza un motivo, durante un periodo di studi all’estero.

Anche a Cento, dove Davide è conosciuto e stimato, si attendono risposte. La famiglia, dai giorni immediatamente successivi al dramma, è chiusa nel proprio dolore e mantiene il riserbo più stretto. Ma mentre la sabbia scorre lungo la clessidra e il filo della speranza si fa sempre più sottile, un intero paese si stringe intorno a genitori e sorelle, nell’attesa febbrile della verità.