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30 apr 2022

"Il mio zingaro tra vita e motori"

Marco Bocci sarà stasera al Nuovo: "Racconto un’ambizione da realizzare nel nome del mito Ayrton Senna"

laura guerra
Cronaca
Marco Bocci in una foto di Riccardo Ghilardi
Marco Bocci in una foto di Riccardo Ghilardi
Marco Bocci in una foto di Riccardo Ghilardi

di Laura Guerra

Con ‘Lo Zingaro, non esiste curva dove non si possa sorpassare’, Marco Bocci, stasera alle 21, salirà sul palco del Teatro Nuovo. Bocci porterà nella città estense un monologo emotivo che narra la storia di un pilota sconosciuto il cui destino è legato ad Ayrton Senna.

Lei e Ferrara, un ritorno?

"Ero già stato in città diverse volte, anni fa con un altro spettacolo. Purtroppo senza mai potermi fermare. Appena avrò un periodo di tempo, vorrò tornare e visitare la città".

Chi è lo Zingaro?

"La storia parte da un’ispirazione, ma contiene episodi accaduti e vissuti da me in prima persona… lo zingaro potrei essere io. Allo stesso tempo gli aneddoti che lo zingaro racconta sono momenti di vita che possono far parte di tante persone, dinamiche capaci di far riflettere su come si affronta a volte la vita e come si vedono e vivono determinate situazioni. È un ragazzo qualunque che ha una passione, e cerca in tutti i modi di realizzarla attraverso il suo mito Senna. Quando però si cerca di raggiungere qualcosa attraverso un mito, si rischia anche di entrarvi in competizione".

Perché proprio Senna?

"Era ed è uno dei miei più grandi miti. Gli aneddoti che lo zingaro racconta non sono costruiti ma sono completamente vissuti da me, raccontandoli in modo del tutto realistico".

Dove nasce la sua passione per le gare automobilistiche?

"Mio padre correva con le auto. Io sono nato in mezzo ai circuiti e poi cresciuto in un’officina. Quando si vivono queste situazioni crescendo, ti entrano dentro e nasce una passione che diviene parte della vita".

C’è un legame tra lo zingaro e il suo incidente in auto del 2018?

"Racconta proprio questo, oltre a tanti altri legami con la vita di Senna. È un percorso di vita che conclude con l’incidente. È come fosse la chiusura del cerchio, senza il quale non sarebbe possibile raccontare la storia".

Il suo incidente le ha permesso di scoprire e quindi curare in tempo una importante malattia: le ha cambiato la vita?

"Sì, a livello psicologico come predisposizione alla vita. Ci sentiamo tutti invincibili, per poi rendersi invece conto che non si è supereroi. Non si deve però vivere in questa paura, ma bisogna affrontare la vita con delle consapevolezze diverse".

Cosa si augura di lasciare al pubblico estense?

"Un’emozione. Poi mi auguro di lasciar loro la possibilità di porsi un pensiero in più rispetto alla vita: non dare tutto per scontato, prestando attenzione a ciò che ogni giorno offre".

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