di Stefano Lolli È in pericolo di vita, intubata nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Sant’Orsola di Bologna, la bimba ferrarese di 11 anni – originaria del Pakistan – ricoverata da martedì sera nell’ospedale felsineo. Trasportata d’urgenza e inizialmente sottoposta alla ventilazione con l’ossigeno, si è poi aggravata al punto da essere trasferita in terapia intensiva al Padiglione 25 del Covid hospital, dove le sue condizioni sono definite dai sanitari molto gravi. Particolare che colpisce, la bimba prima di essere colpita dal Covid era sanissima, non soffriva infatti di alcuna patologia...

di Stefano Lolli

È in pericolo di vita, intubata nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Sant’Orsola di Bologna, la bimba ferrarese di 11 anni – originaria del Pakistan – ricoverata da martedì sera nell’ospedale felsineo. Trasportata d’urgenza e inizialmente sottoposta alla ventilazione con l’ossigeno, si è poi aggravata al punto da essere trasferita in terapia intensiva al Padiglione 25 del Covid hospital, dove le sue condizioni sono definite dai sanitari molto gravi. Particolare che colpisce, la bimba prima di essere colpita dal Covid era sanissima, non soffriva infatti di alcuna patologia che può aumentare la pericolosità del virus. Ora è tenuta nella massima osservazione, mentre i genitori – anch’essi positivi al Covid – non possono nemmeno spostarsi da casa per assisterla in qualche modo.

Un caso che colpisce anche chi, come la direttrice dell’Azienda Usl Monica Calamai, da mesi è abituata ai report più duri: "Oggi anche l’assessore regionale Donini mi ha chiesto ’hai sentito della bambina?’, segno che questa vicenda deve far riflettere sulla potenziale pericolosità del virus". Ma anche all’Azienda Ospedaliera la vicenda della piccola ferrarese-pakistana viene seguita con trepidazione; la stessa che, per professionalità, viene riservata a ogni paziente. In questo caso però c’è la sensazione di trovarsi di fronte a un caso, oltre che grave, anche umanamente molto delicato. La bambina, va detto, è stata portata al Sant’Orsola di Bologna perché Cona non dispone di una terapia intensiva pediatrica. E dall’inizio della pandemia, non si era mai registrato un caso di tale gravità per una persona così giovane; non sono mancati i ricoveri di minorenni, tutti fortunatamente risolti con la guarigione, ma per nessuno si era resa necessaria l’intubazione. Per la precisione, i casi di ricovero di under 18 sono stati complessivamente ventuno dall’inizio della pandemia.

Tuttavia il caso dell’undicenne va considerato dolorosamente eccezionale anche al di fuori dei nostri confini. E fa riflettere su possibili nuovi e gravi scenari, quelli delle varianti che prendono di mira anche i giovanissimi. "Ho sentito molti colleghi e, a quanto ci risulta, sarebbe il primo caso di una bimba così piccola, senza altre patologie a quanto parrebbe", commenta il rianimatore Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aarol-Emac. Nella prima ondata bimbi e ragazzini sembravano risparmiati dalle conseguenze più gravi, ma ora qualcosa sembra cambiato: la diffusione della ’variante inglese’, come detto molto contagiosa. Anche se, aggiunge Marcello Lanari (direttore della Pediatria d’urgenza del Sant’Orsola), "l’aumento dei casi di positività, notato anche fra i più piccoli, non si riflette però sui ricoveri". La maggior parte dei bimbi sottoposti a tampone, anche se positiva, viene rimandata a casa perché le condizioni non appaiono preoccupanti. Ma nel caso della undicenne ferrarese di origine pachistana, purtroppo, siamo di fronte a un attacco del Covid di rara intensità. E ora tutti incrociano le dita sperando nella guarigione.