Ferrara, vandali in chiesa: il sopralluogo della polizia municipale
Ferrara, vandali in chiesa: il sopralluogo della polizia municipale

Ferrara, 22 dicembre 2019 - Ladri sprovveduti, vandali o sbandati? E’ il dubbio che ha attanagliato, ieri mattina, i Vigili Urbani, alla vista della porta della chiesetta di San Giuliano, sfondata. Nella notte, qualcuno si era introdotto nel tempio di piazzetta della Repubblica, chiuso al culto ormai da oltre vent’anni, e pressoché disadorno. All’interno non si trovano più gli arredi sacri, e i quadri che anticamente ornavano la chiesa, costruita nel 1405 per iniziativa di Galeotto degli Avogadri, su un terreno concesso da Niccolò II d’Este.

Così non c’è stata alcuna razzia. Eppure, come ha potuto constatare don Stefano Zanella, responsabile dell’Ufficio tecnico della Diocesi, erano evidenti le tracce di un rogo. Forse per scaldarsi, o forse nel tentativo di creare danni, è stato date alle fiamme un cuscino che si trovava appoggiato sopra l’altare. Nessuna conseguenza per il tabernacolo, ma si tratta forse della prova che qualcuno ha tentato di prendere possesso di San Giuliano per utilizzarlo come dormitorio provvisorio. Allertato dalla Polizia Municipale, che ha effettuato il sopralluogo, è arrivato anche Andrea Malacarne, presidente provinciale di Italia Nostra, che ha verificato anche la tenuta della porticina laterale, anche questa forse oggetto di un tentativo di scasso. Gesto dettato dalla disperazione, o sacrilego? Nessuno, nella zona, si è accorto di nulla, e non è impossibile che gli abusivi abbiano occupato San Giuliano anche per più notti. Al di là di un quadro elettrico completamente schiantato, e di qualche cartacce, non c’erano però tracce di una presenza prolungata.

Vista la centralità della chiesa, situata a ridosso del Castello, il gesto non passa comunque inosservato. E non è che l’ultimo insulto della storia a San Giuliano: nel 1796 aveva cessato di essere sede di culto, rimanendo chiusa per anni. Per evitarne la profanazione e forse la demolizione, il sacerdote conte Don Pietro Dalla Fabbra l’acquistò conservando alla città uno dei suoi più bei monumenti. Quindi il Dalla Fabbra la cedette a suo cugino don Santina della nobile famiglia Fiori; questi a sua volta la lasciava in eredità al cardinale Luigi Giordani, arcivescovo di Ferrara dal 1877 al 1893. Restaurata nel XIX secolo e poi alla metà del XX secolo, è stata oggetto di una lunga disputa quando mons. Ferdinando Mariotti, parroco di San Domenico (nelle cui pertinenze rientrava anche San Giuliano) la mise in vendita. L’acquisto, da parte di una casa d’aste, fu invalidato dalla Soprintendenza. E riacquistata dalla Fondazione Carife, è stata riconsegnata alla Diocesi. Inutilizzata per le funzioni, da un paio d’anni è sede di temporanee mostre di fotografia.