Imola, 7 settembre 2018 – Ci sono anche due imolesi tra gli indagati dalla procura di Reggio Emilia per la maxi frode fiscale smascherata dalla Guardia di finanza reggiana e bolognese con l’operazione ‘Evasion Bluffing’. S. U., 64 anni e R. B. di 54, quest’ultimo già arrestato nel 2015 in un’inchiesta per evasione d’Iva, risultano tra i 110 indagati, seppure con un ruolo minore, nell’ambito dell’inchiesta per associazione a delinquere, frode ed evasione fiscale, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta e numerosi reati di natura tributaria e fallimentare, per la quale è stato disposto il sequestro preventivo di 234 milioni di euro come misura cautelare per 15 indagati. Ben 24 società coinvolte e 900 milioni di euro di fatture false accertate dalle fiamme gialle coordinate dal pm reggiano Valentina Salvi.

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I finanzieri hanno individuato in Maurizio Foroni, imprenditore reggiano di 49 anni già noto alle cronache giudiziarie tra Modena e Reggio per il fallimento della sua società New Line, il ‘reggente’ un sistema che comprendeva prestanome, ma anche professionisti tra esperti contabili e commercialisti di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Pesaro Urbino ritenuti conniventi al presunto sodalizio criminale.

L’escamotage per le frodi prevedeva l’utilizzo di società fantasma nel centro-nord Italia e false fatturazioni nelle transazioni economiche tra soggetti comunque controllati dall’organizzazione. Inoltre rilevavano società in crisi alle quali veniva offerto un aiuto per evitare il fallimento. In cambio, queste ditte venivano utilizzate per intestare alle stesse false fatture emesse dalle cosiddette società ‘cartiere’. In questo modo si potevano ottenere, a seconda dei casi, o crediti di imposta fittizi, per la compensazione con altri debiti reali (tributari, previdenziali o assistenziali) oppure, tramite il meccanismo delle frodi carosello, venivano acquistati beni senza pagare l’Iva, poi immessi sul mercato a prezzi concorrenziali.

 

Terminato il loro ciclo vitale solitamente della durata di qualche anno, le aziende al centro delle false fatture venivano infine intestate a prestanome o nullatenenti e trasferite di sede in Paesi esteri, specie in Inghilterra e Portogallo, per renderne più complessa l’individuazione in caso di controlli.

A far saltare il banco è stato il titolare di una delle aziende in crisi, che non volendo più prestare il fianco alle attività illecite, ha denunciato tutto alla Guardia di Finanza che nel 2011 ha avviato le indagini. Ieri all’alba sono scattate le perquisizioni dopo che il gip ha disposto il sequestro preventivo per equivalente di beni per 15 dei 110 indagati, tra cui Foroni.