Uno dei giganteschi ‘ragni’ utilizzati per smuovere le tonnellate di rifiuti (Isolapress)
Uno dei giganteschi ‘ragni’ utilizzati per smuovere le tonnellate di rifiuti (Isolapress)

Imola, 8 marzo 2018 – Addosso aveva diversi cappotti: era vestito pesantemente il 43enne nordafricano trovato morto martedì mattina alle 7 nel sito della discarica Tre Monti di Imola. Un abbigliamento da clochard, come se fosse costretto a trascorrere la notte al freddo. Con sé aveva un documento con su scritto un nome e un cognome: Makram Ajarj. Potrebbe essere questa, quindi, l’identità del cadavere notato da alcuni addetti di via Pediano in una fossa dell’impianto di trattamento meccanico e biologico (Tmb) che funge esclusivamente da stoccaggio dei rifiuti.

Tuttavia gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore di Bologna Morena Plazzi che martedì si è recata in via Pediano, ancora non hanno sciolto tutti i nodi ai fini dell’identificazione del corpo. Una certezza: Makram Ajarj era un nordafricano senza fissa dimora che gravitava sul territorio di Imola, dove peraltro aveva un’ex moglie che ancora vive sulle sponde del Santerno.

Lo straniero era irregolare sul territorio italiano, in quanto in passato aveva ricevuto il permesso di soggiorno, revocato in un secondo momento dalla Questura. Conosciuto alle forze dell’ordine, era un uomo che viveva di espedienti, aveva problemi di alcolismo e dormiva dove trovava rifugio. Anche per questo, l’ipotesi al momento più plausibile (anche se nessuna pista viene comunque esclusa dagli inquirenti) è che l’uomo, dopo una sbornia, si sia infilato all’interno di un contenitore dell’immondizia.

E che in preda all’alcol si sia addormentato, senza accorgersi di finire poi dentro un compattatore, tipo di mezzo che preleva i rifiuti indifferenziati urbani del circondario imolese e del comprensorio faentino per portarli in via Pediano, nell’impianto Tmb.

Qui l’immondizia viene scaricata e trasbordata su camion che si dirigono verso altri impianti di trattamento, visto che la discarica Tre Monti di Imola non è più attiva da quanto il Tar ha accolto, lo scorso gennaio, il ricorso di alcune associazioni ambientaliste contro il progetto di sopraelevazione del terzo lotto presentato da Herambiente (gestore) e ConAmi (proprietario del sito).

Dall’autopsia non emerge la causa del decesso. Rilevata invece l’assenza di traumi esterni, mentre ci sarebbero traumi interni molto importanti, causati da superfici ampie. Sul cadavere sono state rinvenute alcune tumefazioni, ma non è chiaro se siano precedenti o successive alla morte.