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21 mar 2022

Rossi: "Con Omicron 2 contagi su del 40%"

Le proiezioni del dg dell’Ausl, che lancia l’allarme anche sugli allentamenti delle misure: "Le mascherine al chiuso vanno mantenute"

Andrea Rossi, direttore generale dell’Azienda Usl di Imola
Andrea Rossi, direttore generale dell’Azienda Usl di Imola
Andrea Rossi, direttore generale dell’Azienda Usl di Imola

di Mattia Grandi

Favorevole all’uscita dallo stato di emergenza e al graduale allentamento delle misure anti-Covid ma senza abbassare troppo la guardia. Giusto l’avvio di un lento processo di ritorno alla normalità. Senza dimenticare gli accorgimenti quotidiani, la campagna vaccinale e il continuo monitoraggio del quadro. E’ questo, in sintesi, il pensiero di Andrea Rossi, direttore generale dell’Azienda Usl di Imola. Dottor Rossi, il suo parere sulle disposizioni da riaperture?

"Il mio è un punto di vista di parte, influenzato dalla componente medica e sanitaria. Le istituzioni assumono decisioni così rilevanti considerando anche i riflessi economici e sociali sullo scenario generale del Paese". Quindi?

"Nel complesso è un decreto sensato. Ragionevole focalizzare l’uscita dallo stato di emergenza e avviare la fase di convivenza col virus. Il problema, però, non è risolto. Possiamo affrontarlo con modalità non emergenziali".

Lo dicono anche i numeri dei contagi sul nostro territorio. "Vediamo in questi giorni l’effetto dell’introduzione di una nuova sub variante, Omicron 2. C’è un significativo incremento dei contagi con proiezioni, per questa settimana, del più 40 per cento. Una variante più infettiva ma meno aggressiva delle precedenti. L’aumento di tali dati porterà, matematicamente, ad una nuova impattante incidenza sui ricoveri e decessi".

Gravando sul provato sistema sanitario.

"Inevitabile la sottrazione di altre risorse ai percorsi no Covid. Non solo. Probabile il rallentamento del riavviato processo di recupero di altri comparti sanitari come chirurgia e specialistica".

Insomma, nulla di buono all’orizzonte?

"Voglio essere ottimista e guardare con fiducia al futuro. Teniamo alta la guardia, monitoriamo la situazione e conviviamo con una realtà indirizzata gradualmente verso quel periodo di meteo più clemente che supporta il controllo della diffusione del virus".

Torniamo al decreto legge sulle riaperture. Riscontra punti deboli?

"Non mi piace l’allentamento dei vincoli vaccinali per certi ambiti. La campagna di somministrazione ha avuto un buon successo ma non ha raggiunto alcuni gruppi. Non vorrei che tale disposizione portasse con sé un messaggio sbagliato. Il vaccino è fondamentale per vincere la battaglia contro il Covid".

Altro?

"Reputo un elemento di garanzia assoluta, nell’immediato, la prosecuzione dell’obbligo di indosso delle mascherine al chiuso fino al 30 aprile. Stessa cosa per l’utilizzo del Green pass rafforzato in contesti aggregativi, a maggior ragione se al chiuso".

Non solo.

"La fine dello stato di emergenza non dovrà coincidere con la pausa dei sistemi di sorveglianza. A cominciare da quelli laboratoriali. La nostra reazione tempestiva alle criticità dipende dalle analisi preventive".

Giusto sostituire il termine pandemia con endemia?

"E’ corretto se si identifica l’uscita da un quadro di grande espansione del Covid. La nuova terminologia, però, non può far rima con un disimpegno generale verso le misure di contrasto. Hiv, tubercolosi e malaria rientrano tra le piaghe endemiche mondiali e fanno ancora milioni di morti ogni anno".

Dalla guerra sanitaria al conflitto bellico nel continente.

"Si viaggia verso il cospicuo incremento delle spese sanitarie militari quando la sanità pubblica, impegnata da due anni in una dispendiosa guerra col virus, non ha goduto delle medesime attenzioni".

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