Enrico Brizioli, amministratore del Santo Stefano di Porto Potenza
Enrico Brizioli, amministratore del Santo Stefano di Porto Potenza

Porto Potenza, 7 aprile 2020 - Il contagio da Covid-19 si è insinuato anche all’interno dell’istituto di riabilitazione Santo Stefano di Porto Potenza. Sono sette i pazienti risultati positivi al coronavirus, nessuno sintomatico. Immediatamente sono scattate le procedure di salvaguardia e l’obiettivo è di circoscrivere in primis la zona dove sono emersi i primi casi, e cioè il padiglione F, e poi tutto il resto.

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"Abbiamo tenuto botta fino all’ultimo – dice l’amministratore Enrico Brizioli –. Purtroppo, quello che è successo in tutte le strutture sanitarie del Paese è successo anche da noi". "Non in modo devastante, comunque – aggiunge –, e lo sforzo congiunto, oggi, è per contenere la diffusione, per mappare l’area e adottare altre misure necessarie. La direzione sanitaria ha subito provveduto a circoscrivere la zona. Quattro dei sette pazienti sono stati trasferiti nella struttura di Campofilone, per gli altri abbiamo provveduto diversamente".

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"Da precisare – aggiunge Brizioli – che nessuno dei pazienti presenta delle situazioni di gravità e tutti sono casi asintomatici. Abbiamo già effettuato 120 tamponi, altri sono in programma oggi". «Bisogna dire che i tamponi sono stati forniti soltanto da pochi giorni – aggiunge – e altri ne abbiamo acquistati noi. Abbiamo inoltre provveduto a perimetrare tutta l’area, insomma, si fa tutto il possibile per arginare l’espansione del virus. Abbiamo fiducia. I dipendenti fin qui testati, a ogni modo, sono risultati negativi, e oggi saranno effettuati test sugli altri e anche i pazienti saranno sottoposti allo stesso trattamento". È stato individuato anche il cosiddetto "paziente 1", quello che in sostanza avrebbe introdotto all’interno del Santo Stefano, padiglione F, il seme del coronavirus, che poi ha sedimentato fino a contagiare alcuni pazienti.

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"Si tratta di un ricoverato ortopedico – informa sempre Brizioli –, proveniente da una struttura esterna. Il ricovero risale al 13 marzo. Il male ha covato nascosto fino a emergere in questi giorni". Un impegno a tutto campo, quindi, da parte del personale sanitario della struttura, per fronteggiare un male insidiosissimo e difficilmente contenibile. Le prime misure per impedire al coronavirus di penetrare all’interno dei vari padiglioni sono state prese più di un mese fa, quando ai familiari, potenziali portatori di contagio, sono state comunicate le nuove rigide disposizioni: niente visite in corsia ai propri cari e comunicazione affidata alla tecnologia. Il cambio di biancheria o altro doveva avvenire attraverso il personale addetto nel salone dell’ingresso. Misure risultate efficaci fino a qualche giorno fa. Oggi mascherine anche per i pazienti e non soltanto per il personale sanitario. La struttura dispone per fortuna di buona scorta da 200mila pezzi.