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22 apr 2022

Futuro della ’Don Bosco’: soluzioni opposte di Sclavi e Luconi

E’ ancora scontro sulla scuola Don Bosco, a Tolentino. Da un lato, ’Tolentino Popolare’, rappresentata dagli ex assessori Alessandro Massi e Alessia Pupo, insieme al candidato sindaco Mauro Sclavi, che è contro la delocalizzazione dal centro alla zona Pace. Propone la ristrutturazione del piano superiore per ospitare i licei Filelfo in attesa della costruzione del campus. Dall’altra la vicesindaco, anche lei candidata alle elezioni, Silvia Luconi, la quale evidenzia la differenza costi-benefici tra adeguamento e nuova costruzione; per la Don Bosco 11.319.274,55 euro per un ipotetico adeguamento contro 10.672.519,87 euro per nuova costruzione e acquisto area (7,8 milioni più 2.872.519,87 euro). "È chiara la miopia dell’amministrazione e della candidata Luconi – spiega ’Tolentino Popolare’ - acquistando da un privato per circa 2 milioni e 400mila euro l’area dove far sorgere il nuovo plesso, quando abbiamo a disposizione 5000 metri quadri di proprietà pubblica in centro, l’attuale Don Bosco, già attrezzata con giardino, palestra recentemente ristrutturata con verde e campetto sportivo polivalente. E’ sicura, in quanto frequentata quotidianamente da almeno 250 alunni delle medie. Non comprendiamo poi come non possa essere considerata sicura per una scuola, ma esserlo per un polo museale. Vorremmo adoperarci per verificare la possibile ristrutturazione del piano superiore della Don Bosco così che possa essere una delle alternative ai locali della Quadrilatero per il Filelfo, in attesa che venga completato il campus".

"Dove vorrebbe mettere poi gli studenti che sono già nella Don Bosco? – ribatte la Luconi -. Non credo abbia alcun senso, se non quello di fare propaganda elettorale, trasferire i giovani in luoghi dove non ci sarebbero comunque spazi per i laboratori. Per una soluzione provvisoria si vuole dare un’alternativa altrettanto provvisoria. I tempi poi sarebbero tutt’altro che brevi perché le procedure pubbliche prevedono degli iter imposti. E non si dica che l’analisi costi-benefici non abbia tenuto conto di tutto: solo per la Don Bosco c’è un risparmio di oltre 640mila euro. Preferirei che i candidati portassero proposte concrete anziché questioni che non possono essere prese in considerazione perché impossibili da realizzare".

Lucia Gentili

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