BENEDETTA LOMBO
Cronaca

Lastra di cemento tirata ai poliziotti: "Gliela volevo spaccare in testa"

Condannato a tre anni e 20 giorni il trentenne che alla richiesta di documenti si è scagliato contro gli agenti. Davanti al giudice ha detto: "Perché devo andare in carcere? Non ho fatto niente".

Lastra di cemento tirata ai poliziotti: "Gliela volevo spaccare in testa"

Aggredisce i poliziotti con una lastra di cemento da 10 chili, ieri in aula ha insistito: "Gliela volevo spaccare in testa". È stato condannato a tre anni e 20 giorni Kissima Suso Makang, gambiano 30enne senza fissa dimora accusato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e porto di un apribottiglie multiuso. Ieri il giudice Domenico Potetti ha anche disposto la misura cautelare in carcere, poi a pena espiata lo straniero sarà espulso. "Perché devo andare in carcere? Non ho fatto niente", sono state le ultime parole prima di essere portato via. Quello che ha fatto il giorno precedente lo hanno messo nero su bianco i poliziotti sul verbale d’arresto, a iniziare dal loro intervento in piazza Nazario Sauro dove in tanti avevano segnalato che lo straniero prendeva a calci le auto in transito alla rotatoria. Quando gli agenti della Volante lo hanno avvicinato per chiedergli i documenti lui ha iniziato ad urlare e si è incamminato verso piazza Mazzini dove si è seduto a un tavolino esterno del bar La Pistacoppa. Tutto quello che è accaduto da quel momento è stato registrato da una telecamera di videosorveglianza comunale: all’ennesima richiesta di esibire i documenti il 30enne si è alzato per andare via, un agente lo toccato alla schiena, lui ha accelerato il passo, ha preso una grossa lastra di cemento e ha minacciato di lanciarla contro i poliziotti. Un agente ha estratto il Taser e ha esploso la prima scarica ma, il gambiano si è fatto scudo con la lastra per poi scagliarla contro i poliziotti, ma senza riuscire colpirli. Ha quindi preso un’altra mattonella di cemento, alla seconda scarica di Taser solo uno degli elettrodi ha raggiunto il gambiano che lo ha strappato via e ha inseguito il poliziotto per poi colpirlo su un braccio mentre l’agente era tra due auto in sosta. Entrambi i poliziotti sono finiti al pronto soccorso con una prognosi di sette giorni.

Dopo la notte trascorsa nella camera di sicurezza del commissariato di Civitanova ieri mattina è stato portato in Tribunale, per evitare eventuali reazioni violente è rimasto ammanettato per tutta l’udienza nel corso della quale ha dato la propria versione dei fatti. Assistito dall’avvocato Antonio Renis ha riferito di aver chiesto qualche mese fa il rimpatrio e di essere in attesa di nulla osta, in merito all’arresto ha detto di non aver fatto nulla, di essersi sentito aggredito dall’insistenza con cui i poliziotti gli avevano chiesto i documenti. Poi la discussione con rito abbreviato: il pm Francesca D’Arienzo ha chiesto 4 anni, il giudice lo ha condannato a tre anni e 20 giorni, con misura cautelare in carcere e l’espulsione a pena espiata.