La 18enne Pamela Mastropietro è stata trovata a pezzi in due trolley la mattina del 31 gennaio
La 18enne Pamela Mastropietro è stata trovata a pezzi in due trolley la mattina del 31 gennaio

Macerata, 21 febbraio 2018 - Qualche ora con un tassista incontrato alla stazione, e poi la notte non lontano da lì, in un riparo di fortuna. Questo ha incontrato in città Pamela Mastropietro, la diciottenne in fuga dalla Pars di Corridonia, prima di finire nelle mani di chi l’ha fatta a pezzi. I carabinieri sono riusciti a individuare il giovane tassista che l’avrebbe incontrata dopo che lei era arrivata dalla stazione di Corridonia a Macerata. «È vero, ci siamo conosciuti e abbiamo passato qualche ora insieme – ha ammesso lui lunedì in caserma, dopo che nel corso dei primi interrogatori aveva omesso di riferire questa parte della storia –. Poi l’ho riaccompagnata alla stazione e la notte non era con me». 

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Poco dopo le 7.30 Pamela era pronta a salire sul primo treno in partenza per Roma, che però era andato via solo da pochissimi minuti. Poi l’incontro con un immigrato, che avrebbe chiamato Innocent Oseghale, l’appuntamento con lui ai giardini, l’incontro allo stadio dei Pini con Lucky Desmond, la mansarda, e infine l’orrore. Un orrore di cui ancora non conosciamo la vastità, a quanto sembra dai primi risultati delle indagini in corso. «Temiamo che qualcuno le abbia fatto qualcosa di male lì dentro, nella comunità», ha detto Alessandra Verni, la mamma di Pamela, intervistata con l’ex marito Stefano Mastropietro nella trasmissione «Porta a Porta» di Bruno Vespa.

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«Quando fai i bagagli e lasci un posto – ha detto il padre della diciottenne – hai avuto per forza un problema». «Pensiamo dal più piccolo problema a quello più grave – ha aggiunto la madre –, cioè che qualcuno le abbia fatto del male». Il padre ha anche ribadito che la figlia non prendeva stupefacenti per endovena, ma li inalava o fumava: «Non ha mai usato una siringa: questo è un dato di fatto, una certezza. Per questo escludiamo che possa essere morta per overdose». L’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela, ha sostenuto che qualcun altro potrebbe averle fatto l’iniezione. Secondo Alessandra Verni, invece, «può essere stato il nigeriano ad averle detto “Comprami questa siringa, mi serve’’. Lui è padre, ha una bambina piccola, non so come l’abbia ingannata».

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