Una delle vittime
Una delle vittime

Macerata, 15 marzo 2018 – «C’è chi ha seriamente rischiato di morire, per aver abbandonato i farmaci necessari per la sua malattia, e chi ora si ritrova senza un lavoro dopo aver sacrificato tutto all’associazione»  (VIDEO). Francesco Alagna è l’avvocato dell’Osservatorio nazionale abusi psicologici, che ha assistito alcuni fuoriusciti da Un punto macrobiotico. Al momento sarebbero 12 le denunce presentate alla polizia. «In quella struttura, fortemente piramidaria, si era creato un fenomeno di manipolazione mentale molto forte. Le persone si avvicinavano per delle fragilità, per problemi di salute, e i benefici ottenuti, o la speranza di ottenerli, le portavano a lasciare tutto quello che avevano per dedicarsi ai vari centri, all’inizio come volontari, poi, solo in tempi più recenti, con piccole retribuzioni».

 

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Il primo passo: l’isolamento  (VIDEO). «Alcuni ci hanno detto che il lavoro era totalizzante. Altri hanno parlato di una richiesta esplicita a scegliere tra la famiglia e l’associazione. Questo accadeva soprattutto se la famiglia provava a difendere il congiunto, chiedendogli di non lasciare l’università o il lavoro, o di continuare a curarsi con i farmaci. A volte per isolare un soggetto gli si proponeva un’esperienza fuori: l’associazione ha molte sedi, si poteva stare un po’ a Roma, a Firenze, a Milano, così si veniva sradicati dal proprio ambiente e si stava solo con altri adepti».

La foto di una delle ragazze che si sottoponeva alla dieta macrobiotica

La foto di una delle ragazze che si sottoponeva alla dieta macrobiotica (Polizia di Stato)

E poi c’era il metodo del senso di colpa: «Se la dieta non funzionava, era perché la persona non ci credeva abbastanza. Infine c’erano le ritorsioni, da qualcuno solo temute, ma perché qualcun altro le avrebbe subite. Spero che la massiccia diffusione di queste notizie porti altri a farsi avanti e a raccontare». Upm era una grande speranza per chi ha intolleranze o patologie croniche. «L’associazione ha contribuito a sviluppare una cura contro una forma di diabete anche grazie all’apporto scientifico di alcuni professori italiani. La macrobiotica non va demonizzata, qui però era un sistema per incontrare persone da controllare».

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Un controllo che poteva divenire pericoloso, secondo quanto raccolto dall’Osservatoio. «In alcune situazioni le diete erano consigliate, altre volte caldamente consigliate, e infine poteva arrivare l’invito a abbandonare i farmaci, chimici e perciò ritenuti dannosi. Purtroppo una persona aveva rischiato di morire così: se ci sono patologie accertate congenite, che necessitano di una cura farmacologica, quando viene tolta la medicina un po’ si regge, però alla fine il ricovero arriva, e a quanto sappiamo questo è successo alcune volte, ci sono stati casi in Italia centrale, tra Forlì e Macerata. Altri hanno abbandonato il lavoro: i più giovani, una volta usciti, sono riusciti a riprendersi, ma per le persone più anziane è stato difficile trovare una nuova collocazione».

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