"In realtà il tono del Bonaccini è stizzito e colmo di disappunto". Ma non intimidatorio, come invece aveva inteso il sindaco di Jolanda di Savoia, Paolo Pezzolato che il 20 gennaio dello scorso anno presentò ai carabinieri di Bologna un esposto nei confronti dell’allora presidente della Regione, in corsa per essere rieletto. E’ uno dei passaggi essenziali che il il pubblico ministero Ciro Alberto Savino ha vergato nelle quindici pagine della richiesta di archiviazione delle accuse contro il poi rieletto governatore Bonaccini. Il magistrato, nel chiedere l’archiviazione sottolinea anche come: "non sia stata raggiunta la...

"In realtà il tono del Bonaccini è stizzito e colmo di disappunto". Ma non intimidatorio, come invece aveva inteso il sindaco di Jolanda di Savoia, Paolo Pezzolato che il 20 gennaio dello scorso anno presentò ai carabinieri di Bologna un esposto nei confronti dell’allora presidente della Regione, in corsa per essere rieletto. E’ uno dei passaggi essenziali che il il pubblico ministero Ciro Alberto Savino ha vergato nelle quindici pagine della richiesta di archiviazione delle accuse contro il poi rieletto governatore Bonaccini. Il magistrato, nel chiedere l’archiviazione sottolinea anche come: "non sia stata raggiunta la prova che Bonaccini abbia esercitato esplicite ed implicite pressioni sulla Trombin affinché revocasse la propria candidatura nelle fila della Lega, né che la revoca del comdano dei dipendenti già concessi al Comune di Jolanda di Savoia costituisse una punizione per il suo comportamento. Essendo emersi validi, corposi e giustificati motivi a supporto dei provvedimenti adottati". Insomma Bonaccini era arrabbiato, deluso dal comportamento dell’ex sindaco di Jolanda di Savoia, Elisa Trombin per qualcosa, che, come sottolinea lui nel corso di una telefonata con lo stesso Pezzolato "non gli era mai capitata in trent’anni di politica": cioè di quello che aveva inteso essere il tradimento della Trombin che aveva deciso di candidarsi alle Regionali, al fianco di Lucia Borgonzoni, che ha sfidato Bonaccini alle Regionali. Ma nessuna intimidazione a ritirare la candidatura o ritorsioni su questioni di personale dell’ente.

Almeno stando alle conclusioni del pm ferrarese Savino, che descrive la situazione come una "stizziata disapprovazione per un supposto ’tradimento’ politico. Ma ben altra cosa è l’intimidazione". Il fascicolo di inchiesta nei confronti di Bonaccini era stato aperto a seguito dell’esposto presentato dal primo cittadino di Jolanda di Savoia, per le ipotesi di reato di tentata concussione e abuso d’ufficio. Dopo un anno e quattro mesi di indagini, di ascolto delle registrazioni delle telefonate tra il sindaco di Jolanda e il governatore, il pm Savino, giovedì ha depositato la richiesta di archiviazione, spiegano in quindici pagine la sua convinzione. Ovvio che il sindaco Pezzolato, parte offesa nel procedimento, ha la possibilità di presentare opposizione all’istanza della Procura. "Ne prendiamo atto con soddisfazione, essendo sempre stati consapevoli che il comportamento del presidente Bonaccini, al di là dei toni concitati, è sempre stato all’insegna della piena correttezza e imparzialità istituzionale – ha commentato il suo legale, l’avvocato Vittorio Manes – prima durante e dopo la campagna elettorale". "Come sempre sostenuto, il dubbio sulla correttezza istituzionale e politica del presidente Bonaccini, a ridosso delle elezioni regionali dello scorso gennaio 2020 era destituito di fondamento e ribadisco oggi che il tentativo di infangare la sua reputazione è stato becero". Marcella Zappaterra, capogruppo Pd in Emilia-Romagna e consigliera ferrarese, commenta così la svolta del caso che aveva segnato gli ultimissimi giorni della campagna per la Regione Emilia-Romagna. Cristina Rufini