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30 mar 2022

"Crisi materie prime, produzione a rischio"

L’allarme di Acimac, Amaplast e Ucima: "Chi come noi si occupa di impianti sta soffrendo per la carenza di acciai e metalli"

Paolo Mongardi, presidente di Acimac, lancia l’allarme da parte del settore impiantistica
Paolo Mongardi, presidente di Acimac, lancia l’allarme da parte del settore impiantistica
Paolo Mongardi, presidente di Acimac, lancia l’allarme da parte del settore impiantistica

Salgono i prezzi e c’è carenza di materie prime e componentistica: la meccanica avanzata italiana è a rischio stop. L’allarme è di Acimac, Amaplast e Ucima, associazioni dei comparti delle macchine e delle attrezzature per la ceramica, la plastica, la gomma e l’imballaggio, che nel 2021 hanno chiuso con un fatturato aggregato di oltre 15 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2020. Tuttavia per una sfavorevole congiuntura già in atto nel 2021 e che il conflitto in Ucraina ha aggravato ulteriormente, nel giro di pochi giorni i costi energetici sono schizzati alle stelle e si stanno drasticamente riducendo le disponibilità di alcune materie prime essenziali per la produzione delle complesse macchine automatiche. A iniziare dagli acciai e dai metalli di cui le aree interessate dal conflitto sono grandi produttori.

A questo si aggiunge la difficoltà di reperire, se non con notevolissimi ritardi e a prezzi salatissimi, componentistica industriale, materie plastiche e argille. Un ulteriore colpo alla tenuta dei tre settori è dato dal blocco degli ordini degli impianti diretti in quelle zone e in quelle limitrofe. "Siamo nel mezzo di una situazione paradossale: le nostre aziende hanno un corposo portafoglio ordini che non riescono ad evadere. Il rischio che si sta facendo via via più reale – sottolinea Paolo Mongardi, presidente di Acimac - è quello dello stop produttivo. La situazione è arrivata al limite e, salvo inversioni di marcia improvvise, ci avviciniamo ad un punto di non ritorno".

I vertici delle tre associazioni chiedono che Unione europea e governo nazionale si adoperino per scongiurare in futuro una situazione come quella attuale. Gli ultimi due anni, infatti, hanno mostrato tutte le fragilità dei sistemi di approvvigionamento globali. "Per questo è necessaria una seria politica industriale continentale che consenta alla manifattura nazionale ed europea di ridurre la sua dipendenza da materie prime e semilavorati provenienti da altre regioni", avvertono i tre Presidenti. Occorre "un nuovo Industrial new deal europeo che tuteli la manifattura continentale con misure di breve periodo che supportino le aziende in questo difficile momento, ma soprattutto che ne salvaguardino il futuro". Vanno in questa direzione le misure legislative della Commissione europea a sostegno dell’industria europea dei semiconduttori, a cui però devono essere aggiunte nuove misure su materie prime, energia e logistica. "Ci mettiamo dunque a disposizione delle istituzioni – chiosano – per costruire assieme un futuro di sviluppo per il nostro tessuto industriale".

Gianpaolo Annese

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