Don Giorgio Govoni
Don Giorgio Govoni

Modena, 27 agosto 2019 - Amico fraterno, compagno di studi e di seminario Monsignor Lino Pizzi, vescovo emerito di Forlì è stato tra i confratelli più vicini, in quegli anni, a don Giorgio Govoni assieme anche a don Ettore Rovatti, condividendone il dolore e l’amarezza. Oggi, a quasi vent’anni dalla scomparsa dell’amico, morto il 19 maggio 2000, rivela il grande desiderio dei parrocchiani della Bassa modenese: la beatificazione di don Giorgio.

Monsignor Pizzi, quali sono le tappe da seguire?

«Le testimonianze dei fedeli. Ne sono già arrivate più di una ventina, e contiamo, a fine ottobre, di chiudere questa prima fase, per poi raccogliere il materiale e procedere intanto con la pubblicazione, questo è il nostro scopo principale».

Fare un libro?

«Un libro se il materiale è copioso, altrimenti una semplice pubblicazione, dipende. Metteremo insieme le figure di tre sacerdoti, tra cui don Giuseppe Paradisi e don Antonio Giusti, entrambi parroci san feliciani e amici di don Giorgio, scomparsi anni fa, ma è solo per quest’ultimo che i fedeli della Bassa chiedono la causa di beatificazione. Sarà poi il Vescovo don Erio Castellucci a farsi promotore presso la Santa Sede della causa, spetta solo a lui decidere».

La Diocesi di Modena, quando era Vescovo monsignor Benito Cocchi, si era detta disponibile, poi la cosa restò incompiuta. Ritiene vi siano i presupposti?

«A mio parere sì. Saranno, comunque, le cose scritte a comprovare la proposta dei fedeli. Testimonianze preziose, che rischiamo altrimenti di perdere se si trasmettono solo oralmente. Serviranno a far capire la ‘statura’ umana e spirituale di don Giorgio, e anche la sua originalità».

Quale per esempio?

«Il suo modo d’essere, il fatto di essere prete e camionista. Don Giorgio ha sempre messo al centro della sua missione pastorale la famiglia e i più deboli. Si è sempre speso tantissimo per la sua comunità. Non tratteneva nulla del suo stipendio, che impiegava per soccorrere i bisognosi».

Avete fondato una Commissione?

«No, non serve. I parrocchiani sono stati informati nel corso delle sante messe nelle chiese parrocchiane, in particolare di San Felice, Rivara, San Biagio dove diceva messa don Giorgio. E’ stato loro chiesto di farci avere le testimonianze».

Per proclamare ‘beato’ un religioso bastano le ‘voci’ dei fedeli?

«Oltre a queste, anche a quanto sia diffusa tra il popolo la convinzione di santità di un sacerdote. La Chiesa ha proclamato ‘beato’ anche gente comune, non necessariamente sacerdoti o prelati. I piccoli, grandi episodi che hanno visto protagonista don Giorgio, i ricordi dei fedeli, le parole pronunciate, le omelie… serviranno allo scopo».

La gente della Bassa non ha mai dimenticato don Giorgio. E’ così vero?

«Mai. Ogni 19 del mese, dall’ anno della morte ad oggi, don Giorgio viene continuamente ricordato con pellegrinaggi sulla sua tomba, a 12 Morelli, e con le sante messe mensili alle quali partecipano sempre tanti parrocchiani».

Chi era don Giorgio Govoni

Don Giorgio Govoni venne accusato nel 1997 da un’assistente sociale, che dopo aver intervistato 13 bambini affermò che il sacerdote della Bassa guidava un gruppo di pedofili satanisti che praticavano riti nei cimiteri tra Mirandola e Finale, violentando e uccidendo bambini. Rinviato a giudizio, venne condannato in primo grado a 14 anni di carcere. Dopo l’arringa del pubblico ministero, il sacerdote morì, stroncato da infarto, nello studio del suo avvocato. Era il 19 maggio del 2000. In seguito, tutte le accuse nei suoi confronti vennero smontate. La diocesi di Modena chiese e ottenne un’assoluzione post mortem. Poi, l’11 luglio 2001, la conclusione: la Corte d’Appello di Bologna dichiarò che nella Bassa Modenese non era mai esistito un gruppo di «satanisti pedofili» e che don Giorgio era stato ingiustamente calunniato sulla base di fantasie indotte in bambini molto piccoli. Ora i parrocchiani del sacerdote, ne chiedono la beatificazione.