di Valentina Reggiani Rappresentano da anni una pericolosa e costante presenza. I loro affari sporchi, nella zona, sono noti a tutti. E fanno tremare tutti. Ci ha pensato l’Arma a stroncare l’enorme traffico di stupefacenti che correva tra i portici del famigerato R-Nord, snodandosi per il parco XXII Aprile, viale Gramsci e via Crispi, eseguendo nelle ultime ore ben trentadue misure cautelari. I destinatari sono giovani pusher nigeriani, tra cui una donna. Soltanto tre sono ‘colleghi’ di spaccio tunisini. Per tutti è stato disposto il divieto di dimora nella nostra provincia. Un’indagine che...

di Valentina Reggiani

Rappresentano da anni una pericolosa e costante presenza. I loro affari sporchi, nella zona, sono noti a tutti. E fanno tremare tutti. Ci ha pensato l’Arma a stroncare l’enorme traffico di stupefacenti che correva tra i portici del famigerato R-Nord, snodandosi per il parco XXII Aprile, viale Gramsci e via Crispi, eseguendo nelle ultime ore ben trentadue misure cautelari. I destinatari sono giovani pusher nigeriani, tra cui una donna. Soltanto tre sono ‘colleghi’ di spaccio tunisini. Per tutti è stato disposto il divieto di dimora nella nostra provincia. Un’indagine che ha fugato ogni dubbio circa le mani della criminalità nigeriana nella zona, quella condotta dai carabinieri del comando provinciale di Modena e coordinata dalla procura, nella persona del procuratore Amara. Infatti i militari hanno minuziosamente documentato 18mila episodi di spaccio avvenuti in ben cinque anni, ovvero a partire dal 2015. Diciottomila dosi tra cocaina, eroina, hashish e pure crack ‘distribuiti’ dai vari galoppini dello spaccio a ben 400 acquirenti, nella maggior parte dei casi italiani e provenienti anche da fuori provincia. Nel corso delle intercettazioni è emerso come i nigeriani, che si muovevano tra i parchi e lungo le strade in bici o a piedi, utilizzassero parole in codice per confermare gli ordini: ‘Latte’, white, per la polvere bianca oppure ’cielo’, ’caffè’, ’nero’ per hashish e altre sostanze. Da qui il nome dell’ operazione ’Milk and Coffee’. Parliamo di stranieri, per lo più clandestini e senza fissa dimora provenienti dalla zona meridionale della Nigeria, tra cui la nota Benin city, ‘capitale’ della mafia nigeriana esportata in Italia. In questo caso, però, i diversi spacciatori pare non appartenessero a nessuno dei clan o cult come il Maphite, potente confraternita della mala nigeriana presente in città. Agivano in ‘cooperazione’, cercando – come spiegato ieri dal comandante della compagnia, maggiore Vito Ristallo – di soddisfare il più possibile i clienti e di ‘coprirsi’ le spalle l’un l’altro. Come detto l’epicentro del lucroso traffico era collocato in particolare all’ R-Nord, in viale Gramsci, al parco XXII Aprile, in via Canaletto Sud, via del Mercato e via Finzi. L’indagine, iniziata nel mese di gennaio 2019 e protrattasi fino a maggio di quest’anno, ha permesso di smascherare anche il modus operandi dei vari pusher, che erano soliti incontrare i clienti dopo aver concordato telefonicamente il luogo dell’appuntamento, trasportando le dosi in bocca. Nel corso delle indagini erano già stati arrestati in flagranza 32 pusher con il sequestro di 170 grammi di cocaina, 220 di eroina, 10 di hashish, 170 di marijuana e 12 grammi circa di crack.

L’Arma, lavorando giorno e notte, è riuscita a ricostruire un quinquennio di spaccio in quella zona: un puzzle a cui, giorno per giorno, è stato aggiunto un tassello che ha permesso di documentare le 18mila cessioni di droga, facendo ‘cantare’ gli acquirenti e traducendo il dialetto quasi impossibile dei pusher.