ALBERTO GRECO
Cronaca

"In provincia mancano 50 medici di famiglia L’avevamo detto, ma non ci hanno ascoltato"

Dante Cintori (Fimmg) mastica amaro: "Dieci anni fa chiedevamo di formare più camici bianchi ma non siamo stati accontentati. Ora discutiamo con la Regione dell’innalzamento fino a 1800 del tetto di persone assistite. Purtroppo, però, non basterà"

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di Alberto Greco

"A livello provinciale mancano circa 50 medici di medicina generale". E’ l’ammissione di Dante Cintori, rappresentante dei medici di medicina generale (Fimmg). Le denunce sindacali, dunque, circa le carenze del sistema sanitario modenese, che soffre la mancanza di infermieri e operatori socio sanitari, non sono limitate al solo fronte dei paramedici, riguardano purtroppo anche il mondo medico.

Vistosa e preoccupante è la mancanza di medici di medicina generale con tante sedi vacanti e comuni ormai privi di quelli che una volta erano confidenzialmente i "medici di famiglia". Il problema è ben presente alle autorità istituzionali regionali e locali e se ne sta discutendo anche in questi giorni tra le rappresentanze dei medici di medicina generale (Fimmg) ed il direttore dell’assessorato alla sanità, dove ci si è incontrati anche mercoledì scorso. Della delegazione di parte medica fa parte anche Dante Cintori, col quale facciamo il punto relativo a Modena.

Siamo in emergenza per quanto riguarda i medici di base?

"Sì. Noi cerchiamo in alcuni comuni di sopperire alle carenze con delle figure di medici incaricati di sostituire un medico andato in pensione, come quelli che ci sono a Polinago o a Pavullo o nella bassa modenese. Sono medici che però hanno un incarico per 6 mesi o per un anno. Ma non è così ovunque. Altrove, accade per esempio a Lama Mocogno, dove l’anno scorso tra settembre e dicembre si sono pensionati due medici – ma potrebbe avvenire presto anche in altri comuni della Bassa, eventualmente Soliera – si è dovuto ovviare mettendo dei giovani medici che fanno l’ambulatorio insieme ad un’infermiera o una segretaria messa a disposizione dall’Ausl, che si turnano impiegando medici di continuità assistenziale, cioè di guardia medica, o che avevano incarichi della Usca, che adesso non ci sono più".

Ci spiega meglio?

"Sono giovani medici che ruotano durante la settimana facendo delle ore di ambulatorio per dare un’assistenza alla popolazione, perché non ci sono medici che hanno accettato l’incarico. Non sono neanche degli ’interini’ come quelli che ci sono a Polinago o a Pavullo o nella bassa. Questi medici in genere fanno alcune ore per 2 o 3 giorni e si rimedia così alle carenze".

Il problema è scoppiato adesso?

"Adesso il problema è veramente grave, ma risale a 10 o 12 anni fa quando noi chiedevamo più posti in formazione per i medici di medicina generale e non ci sono stati dati. Purtroppo, si sapeva che la gobba pensionistica partita dal 2018 si prolungherà fino al 2026. Abbiamo davanti ancora molti anni difficili fino a che non finirà questa situazione".

Quali provvedimenti si stanno prendendo?

"Una delle ipotesi che stiamo discutendo con la Regione è quella di aumentare il numero degli assistiti per medico di medicina generale e portarlo a 1800 (oggi il tetto è 1500 ndr) come hanno già fatto anche Toscana, Lombardia, Lazio. Stiamo trattando e siamo vicini alla conclusione di un accordo con la Regione sia per quanto riguarda la mancanza dei medici di medicina generale sia per quanto riguarda le vaccinazioni del prossimo autunno. Parlo non solo dell‘antinfluenzale ma anche delle vaccinazioni per il Covid".

L’innalzamento del tetto risolverà il problema dei territori scoperti?

"No. Si rimedierà ad un po’ di carenze, ma va considerato che molti medici di medicina generale hanno già 16501700 assistiti. La soluzione non sarà risolutiva. Anche i ragionamenti di chi si ripara nel discorso sulle case di comunità come hub non regge senza gli spoke rappresentati dai medici di medicina generale".