"È stato un onore aver potuto contribuire a un progetto, questo film, che è nato per fare luce sulla vicenda di Marco Pantani e per ridare quindi un po’ di giustizia all’uomo e allo sportivo". Daniele Sirotti, attore 46enne modenese noto in città anche perché titolare della ’Blue Rose, scuola di teatro di prosa’ (Teatro Tempio), ha interpretato il ruolo di Giovanni Greco, al tempo medico del Pirata, nel film ’Il caso Pantani, l’omicidio di un campione’ che, firmato da Domenico Ciolfi, è stato proiettato al Victoria e al...

"È stato un onore aver potuto contribuire a un progetto, questo film, che è nato per fare luce sulla vicenda di Marco Pantani e per ridare quindi un po’ di giustizia all’uomo e allo sportivo". Daniele Sirotti, attore 46enne modenese noto in città anche perché titolare della ’Blue Rose, scuola di teatro di prosa’ (Teatro Tempio), ha interpretato il ruolo di Giovanni Greco, al tempo medico del Pirata, nel film ’Il caso Pantani, l’omicidio di un campione’ che, firmato da Domenico Ciolfi, è stato proiettato al Victoria e al Raffaello giusto qualche giorno fa. Un’opera che ha elevato a trama quella ritenuta essere fino a poco tempo fa una versione alternativa dei fatti che portarono alla morte di Pantani, ma che col passare del tempo sta sempre più apparendo come la verità, unica. Il titolo d’altronde ’parla’ più di tanti altri e parla di un omicidio.

Sirotti, che film è quello di Ciolfi?

"È un film molto introspettivo, più del Pantani sportivo racconta del Pantani vittima due volte, di un tranello per estrometterlo dalle gare, delle persone che lo hanno circondato soprattutto nell’ultimo periodo e anche di se stesso. È un’opera che vuole restituire verità, e per questo è stato davvero un onore prenderne parte. Un’opera che mostra il lato buono e puro di un campione che dopo essere stato ingannato non voleva più correre".

Come è entrato nella vicenda del Pirata da attore e da interprete del ruolo del medico?

"Mi sono documentato molto, attraverso soprattutto la lettura e la visione di tanti video dell’epoca. È stata una vicenda che ha coinvolto molto il nostro Paese e non solo. Ho recuperato i giornali di quegli anni e già dall’impaginazione si capivano tante cose. Dall’accanimento giornalistico iniziale, alla incredulità per l’ultimo periodo della sua vita. È stata anche un processo mediatico, la sua vicenda. Per entrare nel mio personaggio ho dovuto ’fare i compiti a casa’ che fa un attore, ovvero studiarlo. Poi, però, la priorità resta interpretare il determinato personaggio nella chiave che vuole il regista".

Particolarità di questa pellicola?

"Sicuramente il fatto che il regista, Ciolfi, abbia optato per tre attori differenti chiamati a interpretare tre momenti diversi della vita del campione; è una scelta innovativa. Fisicità diverse per descrivere al meglio fasi ben distinte della storia di Marco Pantani. Tre volti sui quali si possono rivedere i tratti dei momenti vissuti dal campione del ciclismo".

Un progetto che vuole restituire verità, dicevamo...

"Sì e da questo punto di vista credo che ci siano tante persone che aspettano verità e giustizia sulla fine di Pantani, a partire da sua mamma".

Francesco Vecchi