GIORGIA DE CUPERTINIS
Cronaca

Negozi d’abbigliamento, è crisi: "Chiuse 187 attività in 5 anni, ora bisogna invertire la rotta"

Albrizzi, nuovo presidente Federmoda: "Tante difficoltà: dall’e-commerce fino al clima. Necessario tutelare i commercianti e rendere più attrattivi i centri storici. Rimaniamo uniti".

Negozi d’abbigliamento, è crisi: "Chiuse 187 attività in 5 anni, ora bisogna invertire la rotta"

Negozi d’abbigliamento, è crisi: "Chiuse 187 attività in 5 anni, ora bisogna invertire la rotta"

Modena, 22 giugno 2024 – È un filo lungo quasi 50 anni quello che lega Athos Albrizzi, nuovo presidente provinciale di Federmoda-Confcommercio, al settore dell’abbigliamento. Imprenditore di seconda generazione dal 1978, ereditò l’impresa del padre, attiva dal 1951 nel commercio di calzature, trasformandola in un’azienda di commercio, export, import e produzione di calzature che, assieme a poche altre, ha fatto la storia del commercio di calzature a Modena.

Athos Albrizzi è risultato eletto per acclamazione dall’assemblea di associati assieme al nuovo consiglio direttivo così composto: Elisa Prampolini, Italo Boni, Marco Candido, Andrea Checchi, Alberto Dugoni, Tommaso Leone, Davide Manni. E ora è pronto a incominciare una nuova avventura.

Albrizzi, con quale spirito inizierà questo nuovo percorso?

"Sono fresco di nomina è vero, ma sono tanti anni che faccio parte di questa associazione. La mia attività è sempre stata legata al commercio, che porto avanti tuttora nel mio negozio a Castelfranco. E in così tanti anni di lavoro, è normale, ho potuto vivere e conoscere scenari gloriosi ma anche scenari molto duri. Quello che stiamo vivendo in questo momento, ad esempio, non è affatto semplice: ci sono diverse problematiche che ostacolano il commercio dell’abbigliamento e proprio per questo motivo voglio continuare a schierarmi in prima fila per dare il mio contributo".

Quali sono, quindi, queste problematiche?

"Sono tante, tutte differenti. Il risultato però è evidente: basti pensare che negli ultimi cinque anni sono state chiuse, nel nostro territorio, quasi duecento negozi legati all’abbigliamento. Soltanto nell’ultimo anno ne contiamo una quarantina. A soffrire non è solo la periferia, ma anche i centri storici. L’e-commerce è tra le prime cause, perché ostacola sempre di più i negozi di vicinato. Ma c’è anche la concorrenza dei grossi supermercati".

Cos’è cambiato rispetto al passato?

"Purtroppo il potere d’acquisto è diminuito e ora sempre più clienti preferiscono acquistare prodotti di scarsa qualità pur di risparmiare. Ma sono cambiate anche le abitudini: prima un abito o una scarpa nuova di zecca era quasi in cima ai prodotti da voler acquistare. Era un regalo che le persone ci tenevano a farsi. Ora invece i cittadini preferiscono una cena fuori o l’acquisto di un nuovo telefono. Insomma, le calzature e l’abbigliamento non vengono più percepite come priorità. Non come invece succedeva intorno agli anni ’80 e ’90...".

C’è un altro fattore che mette in difficoltà il settore, cioè un clima sempre più imprevedibile.

"È vero. Un fenomeno, questo, che ci sta mettendo in seria difficoltà. Di inverno, abbiamo caldo. Mentre l’estate incomincia sempre più tardi. E le stagioni intermedie, come la primavera e l’autunno, sembrano non esistere più".

E questo cosa comporta?

"Che a dicembre, gennaio, febbraio non si vendono le scarpe o i capi pesanti. Mentre a marzo, aprile e maggio siamo sempre nella morsa del maltempo e non si acquistano, a quel punto, nemmeno i capi semi leggeri. Con il caldo vendiamo ad esempio sandali e ciabatte, ma ovviamente è una vendita di valore inferiore rispetto a uno stivale o a una scarpa pesante. Non solo".

Cos’altro?

"Dobbiamo ordinare i capi d’abbigliamento sempre prima, con largo anticipo. Anche di un anno. Ma non possiamo più prevedere ormai a cosa andiamo incontro e, come appunto già successo, il rischio è quello di rimanere con tanti prodotti invenduti e grosse liquidazioni che non ci consentono nemmeno di recuperare il costo".

A breve partirà una nuova importante sfida. Quella dei saldi. Quali sono le vostre prospettive?

"Vogliamo guardare a questa fase con ottimismo. È chiaro che un’azienda, per stare in piedi, non può pensare soltanto di campare attraverso gli sconti, ma a ogni modo questo periodo può essere un aiuto per attirare sempre più persone in negozio".

Cosa fare per il futuro del commercio?

"Bisogna intanto rendere sempre più attrattivi i centri storici – e non solo – per far sì che non ci siano più così tante serrande abbassate. E tutelare i commercianti, che hanno la passione nel dna, e lavorano ogni giorno schierati in prima linea per i loro clienti".