Alcuni scatti delle mostre ospitate in ospedale e, in alto a destra, Bagnoli
Alcuni scatti delle mostre ospitate in ospedale e, in alto a destra, Bagnoli

Sassuolo (Modena), 9 novembre 2016 - Una signora che parlava con un lieve accento americano ha chiesto al medico che l’aveva in cura di rinviare di un giorno la seduta di chemioterapia prevista per partecipare all’inaugurazione di una delle mostre che l’aveva incantata: «Le dava sensazioni positive, la faceva sentire meglio», disse. ‘Miracoli’ dell’art-terapy praticata all’ospedale di Sassuolo, che proprio quest’anno festeggia dieci anni di VolontariArte, il nucleo che ha elaborato la rassegna di esposizioni all’interno della struttura sanitaria nata sull’intuizione che «i luoghi di cura e assistenza possano aprirsi all’esperienza artistica e dare all’ospedale una veste sempre più ‘a dimensione d’uomo’, rendendo più confortevoli i suoi ambienti».

Come spiega Luca Bagnoli, responsabile ‘Comfort alberghiero’ dell’Ospedale di Sassuolo, una figura mutuata dall’esperienza svizzera dove in alcune cliniche la cura tecnica del paziente viene affiancata all’attenzione per la qualità della pulizia, la ristorazione, il silenzio, la possibilità di parcheggio, la presenza di benefit come la televisione o l’aria condizionata. «Quando nacque l’ospedale di Sassuolo nel 2005 – racconta Bagnoli, infermiere di origine fiorentina – facevo il coordinamento caposala a Villa Fiorita e venni convocato dall’allora direttore Remo Mezzetti, personalità illuminata che pensava per Sassuolo proprio a una struttura sanitaria dal volto umano». Soprattutto all’inizio «avevamo bisogno di distinguerci e questa esigenza ha spinto me, che la amo e venendo da Firenze l’ho sempre respirata, di puntare sull’arte che, come dimostrano degli studi scientifici, nei luoghi di cura fa diminuire il tasso di esasperazione dei pazienti in attesa per esempio al pronto soccorso, distrae dai problemi, contribuisce a regolare l’umore di chi entra in una struttura di cura». Esperienze già sperimentate in ospedali come il Careggi di Firenze e di Bentivoglio (Bologna), che ha vinto anche il premio ‘Ospedale a cinque stelle’.

L’idea sarà destinata a segnare l’identità dell’ospedale di Sassuolo: in dieci anni sono state organizzate 26 mostre (i cui costi di allestimento sono stati interamente coperti dagli sponsor), complessivamente sono stati 66 gli artisti che hanno partecipato al progetto, tra cui alcuni di livello internazionale come Omar Galliani, Gavin Rain, Andrea Chiesi, Uliano Lucas e Arthur Kostner. La prima esposizione allestita, nel 2006, è stata quella dell’artista Claudio Melotti che presentava le sue sculture in ferro. «La metà degli artisti ha partecipato collaborando con le associazioni di bambini autistici, malati di Sla, Medici senza Frontiere, e finanziandone i progetti con la metà degli incassi, in alcuni casi anche il 100 per cento, delle opere vendute». Finora sono state 475 le opere d’arte presenti in ospedale a Sassuolo per 1.321 giorni di esposizione. Ad oggi ammonta a 40 mila e 500 euro la cifra devoluta in beneficenza. In questo senso VolontariArte, ha contribuito alla ricostruzione del reparto di Pediatria dell’ospedale dell’Aquila e nel post sisma della Bassa emiliana ha sostenuto le scuole medie di San Felice sul Panaro.

Il segreto di un’Art Therapy così efficace? «Uno dei problemi che si pose subito – ricorda Bagnoli – era capire come selezionare le opere. L’unico criterio che abbiamo sempre seguito è stato quello di scegliere la qualità, distinguendo l’arte, che deve produrre un’emozione, dall’artigianato, che deve produrre delle cose. La storia artistica dell’ospedale di Sassuolo continua e per il futuro stiamo pensando di allestire sempre di più mostre a tema etico, che trattino dal ripudio della guerra al no alla violenza conro le donne».