Sassuolo (Modena), 8 maggio 2021 - Il fascicolo ormai chiuso di Paola Landini potrebbe venire scongelato. Il procuratore di Modena Giuseppe Di Giorgio si è detto pronto a riaprire il cold case. Si tornerebbe a indagare dunque sulla sorte della 44enne scomparsa dal Tiro a segno di Sassuolo il 15 maggio 2012 qualora sarà certificato che i resti ossei e le pistole ritrovate nei giorni scorsi tra i calanchi della collina appartengono a lei. A suo tempo il pm Pasquale Mazzei aveva avviato un’indagine per omicidio, anche per allargare il più possibile il raggio dell’inchiesta. Adesso la procura sta aspettando, per stabilire l’ipotesi di reato, il responso della medicina legale: chissà se i resti ritrovati potranno ‘raccontare’ cosa sia successo effettivamente quella mattina fatale. "Indagini rapide su ossa e pistole" spiega il procuratore.

Sono intanto giorni di angoscia per Roberto Brogli, il compagno della donna: "Se venisse confermato che si tratta di lei almeno sapremmo il luogo dove portare un fiore e recitare una preghiera", si limita a commentare l’uomo. È in costante contatto con le forze dell’ordine a cui chiede chiarezza su come stanno le cose. Ha bisogno di mettere in fila i tasselli del puzzle che in queste ore sembrano affiorare dalle viscere della terra, riaccendendo la luce su una vicenda che sembrava destinata al faldone dei casi irrisolti della cronaca.

Ossa umane e due pistole: l’ombra di Paola Landini - Resti umani, il Dna dirà se sono di Paola Tra la boscaglia trovate anche due pistole

Prima le ossa ritrovate con brandelli di vestiti, quindi le due pistole, il calco dentale, frammenti della teca cranica. Elementi che riacutizzano una ferita aperta 9 anni fa. Brogli e Landini si sono conosciuti proprio al poligono di tiro di Sassuolo. Lui, un lavoro in Hera (adesso è in pensione), direttore dell’impianto sportivo. Lei, disoccupata, di origine carpigiana, voleva imparare a difendersi perché diceva di essere minacciata da uno stalker (è stata fatta denuncia), strascico avvelenato di una relazione precedente finita male: la persona in questione però è entrata e uscita immediatamente dalle indagini sulla sua scomparsa perché la mattina della sparizione, come emerse in quei giorni, aveva un alibi di ferro.

Paola si sente insicura, Brogli le insegna a sparare. Il senso di protezione che avverte la donna si trasforma quasi immediatamente in passione: tra i due nasce una relazione sentimentale. E Brogli le offre di andare a vivere insieme nella sua casa di Fiorano, dove in cassaforte custodiscono diverse pistole, per ogni evenienza. Due di quelle armi, di proprietà di Brogli, spariranno assieme alla donna (sono quelle ritrovate nei giorni scorsi? Difficile ancora stabilirlo con certezza). Landini darà anche una mano al poligono nelle faccende quotidiane. La relazione dura otto mesi. Fino al fatidico 15 maggio appunto, quando Paola, dopo aver salutato con un bacio al mattino il compagno, esce di casa. Era un martedì. La sua macchina, una Punto bianca, sarà ritrovata parcheggiata al Poligono chiusa a chiave con dentro tutti gli effetti personali, inclusi due telefonini, uno dei quali sconosciuto ai familiari. Di lei però per tutta la giornata nessuna traccia.

Brogli e il figlio di lei, Luca, daranno l’allarme in serata quando il cellulare di Paola risulterà scollegato. Per il compagno comincia un lungo, doppio dramma, schiacciato da un lato dalla angoscia e dal bisogno di aiuto per ritrovare la compagna, dall’altro dall’alone di sospetto che lo circonderà (non è mai comunque stato indagato). In commissariato sarà trattenuto diverse ore, ma a suo carico non risulterà nulla. Anzi, lui continuerà a sostenere che bisognava perlustrare meglio la zona intorno al poligono: Paola senza auto avrebbe potuto andare poco lontano a piedi, soffriva di mal di schiena.





(ha collaborato Valentina Reggiani)