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«Pedofilia, la profezia di don Giorgio»

«DON Giorgio non vide mai quel bimbo che l’accusò, e da cui partì l’inchiesta pedofili della Bassa modenese, se non durante la fase del trasloco. Sfrattato assieme ai genitori e ai due fratelli più grandi da una casa popolare, don Giorgio li aiutò a trovare un’altra sistemazione. Le dichiarazione del figlio piccolo, il bambino ‘Zero’ di Massa Finalese, erano pura fantasia». Cesare Gasparini, allora braccio destro di don Giorgio Govoni, il parroco morto d’infarto il 19 maggio 2000 dopo la richiesta a 14 anni di carcere per pedofilia (venne assolto post mortem), oggi a fianco di don Filippo nella conduzione de ‘Il...

«DON Giorgio non vide mai quel bimbo che l’accusò, e da cui partì l’inchiesta pedofili della Bassa modenese, se non durante la fase del trasloco. Sfrattato assieme ai genitori e ai due fratelli più grandi da una casa popolare, don Giorgio li aiutò a trovare un’altra sistemazione. Le dichiarazione del figlio piccolo, il bambino ‘Zero’ di Massa Finalese, erano pura fantasia». Cesare Gasparini, allora braccio destro di don Giorgio Govoni, il parroco morto d’infarto il 19 maggio 2000 dopo la richiesta a 14 anni di carcere per pedofilia (venne assolto post mortem), oggi a fianco di don Filippo nella conduzione de ‘Il Porto’, la casa d’accoglienza per persone in difficoltà voluta da don Giorgio, racconta per la prima volta quei «terribili giorni».

Gasparini, cosa le diceva don Giorgio in quei drammatici giorni?

«Prima della notifica dell’indagine in corso, don Giorgio imparò dai giornali quanto stava accadendo. Lui, in quel periodo aiutava la famiglia Galliera, che ben conosceva perché era cappellano a Massa oltre che a Staggia e a San Felice. Don Giorgio aiutava tutti, lavorava per aiutare gli altri Il ‘famoso’ prete camionista .Trasportava materiali di vario tipo sul rimorchio del suo camion, amava lavorare. Con i soldi aiutava i poveri della sua parrocchia».

Cosa ricorda di lui?

«Non riusciva a capire cosa stesse accadendo, e perché aiutando una famiglia, una delle tante, fosse cominciata l’inchiesta pedofili. Del resto, era tutto molto strano. Don Giorgio era un prete trasparente, pieno di franchezza. Un giorno, ricordo, voleva che l’accompagnassi a Modena per le udienze e mi disse: ‘Vieni Cesare, vieni a vedere come sono spietati in Tribunale, sicuramente vado in galera’».

I suoi confratelli e l’allora Vescovo Benito Cocchi come si ponevano nei suoi riguardi?

«Erano tutti dalla sua parte, neppure una briciola di dubbio sulla sua innocenza. Ricordo che il Vescovo Cocchi gli telefonava spesso per rincuorarlo, ma lui era preoccupato, molto provato».

Lo vide il giorno della sua morte?

«Lo vedemmo in tanti, perché don Giorgio, prima di recarsi a Modena dal suo avvocato, Pier Francesco Rossi, passò a salutare tutti i suoi parrocchiani, quasi come avesse il presentimento di non vederli più. Mi disse, salutandomi al di là del cancello, e questa la ritengo una profezia alla luce di quanto sta accadendo oggi, che la verità avrebbe cominciato a svelarsi solo tra una ventina d’anni, cioè proprio in questo tempo».

Cosa le disse esattamente?

«Mi disse: ‘Se il Signore ha permesso questa croce, ci darà anche la forza per portarla, perché la verità arriverà, ma non subito. Tu prega la Santa Madre che io riesca a perdonare nel profondo del cuore chi mi sta facendo tanto male, e io, a mia volta, prego per tutte queste povere famiglie cui hanno strappato i bambini’. Parole, le sue, che serberò per sempre nel cuore».

E’ vero che ogni 19 del mese fate celebrare una messa per don Giorgio?

«Da quando è mancato, e noi tutti riteniamo che Gesù abbia voluto risparmiare a questo suo fedele servitore il carcere, ogni mese, da 19 anni, diciamo una messa in suo ricordo. Don Giorgio è morto da martire».

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