MESSAGGI via telefono di tutti i tipi, e-mail su pc e tablet, comunicazione sui social. La chiacchierata digitale è sempre pià frequente, si arriva al paradosso di darsi appuntamento usando lo smartphone invece di fare una rampa di scale e parlare direttamente con l’amico di turno. Un traffico dati che a volte può anche diventare pericoloso e perché no, ritorcersi contro chi lo usa. Lo sa bene chi si occupa di investigazione privata. A Modena, tra i «private eye» storici c’è senza dubbio Marco Malavolti dell’agenzia Sheridan. Per lui, rimanere aggiornato sui pericoli delle ultime tecnologie, è...

MESSAGGI via telefono di tutti i tipi, e-mail su pc e tablet, comunicazione sui social. La chiacchierata digitale è sempre pià frequente, si arriva al paradosso di darsi appuntamento usando lo smartphone invece di fare una rampa di scale e parlare direttamente con l’amico di turno. Un traffico dati che a volte può anche diventare pericoloso e perché no, ritorcersi contro chi lo usa. Lo sa bene chi si occupa di investigazione privata. A Modena, tra i «private eye» storici c’è senza dubbio Marco Malavolti dell’agenzia Sheridan. Per lui, rimanere aggiornato sui pericoli delle ultime tecnologie, è una necessità.

Malavolti, partiamo dal caso specifico di cui parliamo oggi: sparlare del proprio capo tramite messaggi privati, è un comportamento non passibile di licenziamento

«Sono d’accordo. Se io e lei ci troviamo al bar e critichiamo qualcuno, la nostra è una conversazione privata e non può essere utilizzata in alcun modo contro di noi dalla persona oggetto delle nostre osservazioni».

Mandare messaggi però è pericoloso, soprattutto nelle sfera intima e personale

«Sicuramente. Tra le varie attività dell’investigazione privata, c’è anche l’indagine sui tradimenti di coppia, spesso ai fini della separazione legale. Un settore che una decina d’anni fa era in declino, avevamo iniziato ad occuparci molto di più di assicurazioni e falsi incidenti. Le nuove tecnologie invece hanno ridato impulso agli affari di cuore».

Perché?

«Ormai capita molto spesso che i tradimenti vengano scoperti controllando il cellulare del partner».

Ai fini legali gli sms compromettenti sono utlizzabili?

«No. E molti non lo sanno. Vedono il messaggio che prova una relazione extraconiugale, lo fotografano e lo portano in genere al proprio avvocato di fiducia per poi avviare una causa di separazione in cui addossare ogni responsabilità al coniuge traditore. Ma ai fini processuali non serve a nulla perché è un’intromissione illecita nella privacy. Chi si sente violato nella propria sfera privata può addirittura decidere di sporgere querela. E si procede d’ufficio contro chi svolge attività investigativa privata illecita. Però gli sms sono ugualmente indizi molto utili».

Utili per chi?

«Per chi fa il nostro mestiere. Dai messaggi si possono ricavare indizi interessanti. Noi non possiamo vederli, ma il coniuge che ha dei sospetti, dopo averli letti può indirizzarci verso determinate persone o verso luoghi dove avvengono gli incontri. E noi possiamo attrezzarci per raccogliere documenti e testimonianze, questa volta utili alla causa legale».

Con un sms galeotto si va a colpo sicuro?

«Non sempre. C’è anche il rovescio della medaglia. Adesso vanno di moda le amicizia amorose virtuali. Ci si conosce in chat, ci si scambiamo messaggi bollenti ma non ci si incontra mai. Quindi, di fatto, il tradimento non si consuma. Si può avere la prova che il proprio partner non abbia più la mente rivolta al rapporto coniugale, ma non si può parlare di rapporo extra matrimonio. Servono indagini e approfondimenti per non cadere in equivoci».