Caro Carlino, mi chiamo Matteo, ho 27 anni. Da quando il Sassuolo è arrivato in serie A ho iniziato a seguire le avventure dei neroverdi. All’inizio era, più che altro, la voglia di vedere i grandi club vicino a casa: Milan, Inter, Juve, Roma, Napoli... Poi però ho iniziato a volere bene a questa...

Caro Carlino,

mi chiamo Matteo, ho 27 anni. Da quando il Sassuolo è arrivato in serie A ho iniziato a seguire le avventure dei neroverdi. All’inizio era, più che altro, la voglia di vedere i grandi club vicino a casa: Milan, Inter, Juve, Roma, Napoli... Poi però ho iniziato a volere bene a questa squadra capace di sorprendermi, a volte perdendo malissimo (tipo 7 a 0, per ben due volte, con l’Inter), a volte vincendo in modo del tutto inaspettato proprio con le big di cui parlavo sopra. Insomma, dopo qualche anno mi sono ritrovato tifoso neroverde. Vi scrivo perché chi ha seguito il Sassuolo in questi anni incredibili, non può fare a meno di urlare il suo grazie al patron Squinzi. Un imprenditore che ha costruito una squadra giovane, italiana, piena di talenti che poi hanno fatto fortuna altrove (Zaza, Sansone, Politano, Sensi, Boateng ma l’elenco è lungo). Squinzi, lombardo, è arrivato qui e ha saputo stringere un rapporto col territorio davvero profondo, rispettandoci e galvanizzandoci. Ha dimostrato che quando si hanno le idee chiare e un progetto serio si può ambire ad arrivare in alto. Per sempre, grazie Giorgio Squinzi.

Matteo

Gentile Matteo,

nelle sue parole c’è tutta la gratitudine del popolo neroverde per Giorgio Squinzi. Se a Sassuolo sono arrivati, negli ultimi anni, i grandi campioni del nostro calcio, il merito è di quest’uomo che, da vero capitano d’industria, è giunto qui con un progetto vincente e non ha mollato mai. L’abbiamo scritto qualche giorno fa: è come se fosse nato qui.