Modena, 24 maggio 2018 - Il suo nome emergerebbe in un’inquietante inchiesta condotta dalla Dda di Napoli sul clan Zagaria: nel mirino gli appalti pilotati verso i boss del clan dei casalesi. Quello stesso nome, Rimo Dimola, 49 anni però, fino a poco tempo fa, era legato anche alla stazione piccola di Modena. O meglio, alla Tecnores srl, azienda della provincia di Napoli alla quale nel febbraio 2017 Fer, partecipata della Regione, ha assegnato l’appalto. A sollevare perplessità sulla vicenda, emersa a seguito dei ritardi di inizio lavori in piazza Manzoni è il consigliere regionale della Lega Stefano Bargi, che ha presentato un’interrogazione in merito.

Da via Aldo Moro, a tal proposito, fanno sapere che l’attenzione è alta e che ora saranno chiesti tutti gli elementi conoscitivi a Fer, al fine di poter rispondere all’interrogazione del carroccio ma soprattutto, nell’eventualità che i sospetti fossero confermati, assumere i giusti provvedimenti, trattandosi Fer appunto di una società partecipata della Regione.

«A quanto risulta, l’appalto milionario per la ristrutturazione della Stazione Piccola di Modena è stato assegnato, da Fer, ad un’azienda di proprietà di una persona arrestata nell’ambito di un’inchiesta antimafia»- scrive in una nota Bargi. «Se così fosse si tratterebbe di un fatto grave e di non poco peso per un ente, come la Regione, che partecipa Fer e che fa dell’Antimafia un cavallo di battaglia. Sono necessari controlli immediati e approfonditi anche per valutare un possibile recesso dal contratto». Il bando da 1,2 milioni di euro, lo ricordiamo, riguarda l’adeguamento sismico degli edifici ‘Stazione’ e ‘Officina personale’ del complesso di Piazza Manzoni. «La Tecnores srl si è aggiudicata l’appalto con un forte ribasso per un valore finale di 747.931 euro, spiega Bargi. L’amministratore unico sarebbe stato poi arrestato e lo stato dell’azienda non appare così florido in relazione all’importanza del bando aggiudicatosi». conclude Bargi, facendo presente come i lavori, che dovevano essere conclusi entro 300 giorni, risultino procedere molto a rilento se non essere addirittura fermi per ragioni non chiare. Oltre a chiedere in base a quali criteri sia stato aggiudicato l’appalto, il consigliere interroga la Regione per capire se Dimola Rino fosse già iscritto nel registro degli indagati alla data di aggiudicazione dell’appalto.

Dal canto suo la Tecnores srl fa presente come all’uomo, 49 anni, sia subentrata l’attuale amministratrice (e socia al 50%) Capriello Maria. Ma di cosa è accusato esattamente Dimola?

Il suo nome comparirebbe appunto in un’inchiesta datata marzo 2017 - quindi, fa notare Bargi, quando era ancora amministratore unico della Tecnores S.r.l. - della direzione distrettuale antimafia di Napoli insieme a quello dell’ex assessore regionale della Campania Pasquale Sommese. L’uomo era stato fermato nell’ambito di probabili condizionamenti di appalti a favore del clan dei casalesi. Con lui in stato di fermo circa una settantina di persone, tra affiliati al clan, imprenditori, politici, sindaci (Aversa) ed ex sindaci.

A seguito dell’indagine Dimola era quindi stato sottoposto a custodia cautelare in carcere.

Luca Bagnoli, segretario cittadino della Lega, spiega come la presunta situazione del 49enne sia venuta a galla dopo la richiesta di visuta. Nell’interrogazione Bargi chiede quindi alla giunta se la Tecnores S.r.l. abbia fornito giustificazioni esaurienti in merito all’attuale situazione di apparente stallo dei lavori presso la Stazione piccola e se la Fer abbia effettuato opportune verifiche in merito.