CITTÀ sorvegliata ma alcune zone sfuggono all’occhio delle numerose telecamere. Che qualcuna possa non funzionare, come sostengono da tempo le opposizioni, è tollerabile. Che ce ne siano comunque operative a sufficienza a sorvegliare il territorio, studiandone numero e dislocazione, non è ipotesi peregrina dal momento che sono la bellezza di 172 le telecamere pubbliche a cui si può presumere se ne aggiungano almeno un centinaio...

CITTÀ sorvegliata ma alcune zone sfuggono all’occhio delle numerose telecamere. Che qualcuna possa non funzionare, come sostengono da tempo le opposizioni, è tollerabile.

Che ce ne siano comunque operative a sufficienza a sorvegliare il territorio, studiandone numero e dislocazione, non è ipotesi peregrina dal momento che sono la bellezza di 172 le telecamere pubbliche a cui si può presumere se ne aggiungano almeno un centinaio riferibili a privati.

Ma restiamo al ‘censimento’ delle telecamere pubbliche che, secondo lo schema di contratto di appalto che ne affida la manutenzione, sono sparse un po’ ovunque sul territorio. Lo schema, tra l’altro, ne fornisce anche la localizzazione, attraverso la quale è agevole mapparne la distribuzione scoprendo che per alcune aree ancora scoperte ce ne sono diverse sulle quali il ‘grande fratello’ osserva. E registra: non su alcune aree verdi che pure un’occhiata magari la meriterebbero (parco Fossetta, Albero d’Oro, via Boccaccio, via Costa), ma su molto altro sì. Così, scorrendo l’elenco, si scopre che se manca qualcosa al cimitero vecchio (non sorvegliato) non manca niente al nuovo (dove i dispositivi accesi sono otto), mentre nulla, in teoria, può sfuggire di quanto succede nella zona cittadina più centrale, ovvero quella a ridosso delle piazze principali. Sei telecamere a servizio della tratta via Menotti-piazza Garibaldi, una quindicina tra i portici e piazza Garibaldi, otto in piazza Grande cui si aggiungono le tre di vicolo Carandine e la decina che sorvegliano i confini della sede municipale (via Pretorio-via Fenuzzi) circoscrivono, insieme alle 6 di piazza Libertà, un triangolo a suo modo blindato, osservato da quasi una telecamera su quattro. Poi ci sono i parcheggi, le zone cosiddette calde e i parchi: i primi vedono una quindicina di dispositivi accesi su Sassuolo2, una decina sul parcheggio Unicredit, ma lascerebbero scoperto, ad esempio, il parcheggio della stazione per Reggio, mentre le seconde sono sorvegliate (via San Pietro, il Gimko, via Fornace, via Adda e la zona della Coop, piazza Tien An men, via Collegio Vecchio) non meno di quei parchi sui quali sono accesi una cinquantina di dispositivi. Stefano Fogliani