Basta guardarsi intorno in piazza Brodolini a Castelnuovo Rangone per sentire la paura da contagio. L’unico a non essere preoccupato è il maialino di bronzo che solleva la zampa, i (pochissimi) cittadini in centro in una mattina di sole temono per il focolaio scoppiato nell’azienda di lavorazione carni nella zona industriale. Per disegnare la mappa di persone che sono entrate in contatto con i contagiati l’Azienda sanitaria sta facendo telefonate e controlli a tappeto, in modo da circoscrivere e...

Basta guardarsi intorno in piazza Brodolini a Castelnuovo Rangone per sentire la paura da contagio. L’unico a non essere preoccupato è il maialino di bronzo che solleva la zampa, i (pochissimi) cittadini in centro in una mattina di sole temono per il focolaio scoppiato nell’azienda di lavorazione carni nella zona industriale. Per disegnare la mappa di persone che sono entrate in contatto con i contagiati l’Azienda sanitaria sta facendo telefonate e controlli a tappeto, in modo da circoscrivere e bloccare subito la diffusione del Covid-19. "Certo che abbiamo paura – dicono Paola e Cristina Magnoni titolari della cartoleria Magnoni in piazza – alcune persone sono incoscienti, pretendono di entrare nel negozio senza mascherina e dobbiamo dire loro che non è possibile. Oppure vogliono entrare in cinque o sei persone sostenendo che possono farlo perché sono dello stesso nucleo familiare e dobbiamo spiegare che non si può". A detta dei castelnovesi sono soprattutto i giovani a rispettare meno le norme di sicurezza ritenendo di essere immuni dal contagio, "sono indisciplinati, ma se non hanno la mascherina non li facciamo entrare" sottolineano le negozianti. Sotto la torre il gruppo di pensionati habituè della piazza parla rigorosamente a distanza e con mascherina indossata, in bilico sulla bicicletta. "Paura? No, per niente" scherza uno di loro ma subito interviene l’amico: "Siamo un po’ spaventati anche se ci aspettavamo che potesse scoppiare il contagio nel settore delle carni, visti i casi nel macello di Viadana, nel Mantovano". Nel gazebo del bar sulla strada principale sono pochi i tavolini occupati. "Se venissero rispettate le regole di distanziamento e la mascherina non scoppierebbero focolai – dice William Righetti – non è un problema di paura, è un problema di disciplina. Sul lavoro queste cose non dovrebbero succedere". Una cittadina dice che il figlio di una conoscente è stato contattato dall’Ausl, probabilmente nei giorni scorsi è entrato in contatto con uno dei contagiati legati all’azienda Sal. "I ragazzini sono un rischio" commentano gli avventori del bar. Il sindaco Massimo Paradisi, in un lungo post pubblicato ieri su Facebook, frena gli allarmismi: "E’ importante non far coincidere il focolaio nell’azienda con una situazione d’allarme nella comunità, in paese non vi è nessun focolaio attivo. I numeri nei prossimi giorni, con l’attività di screening dell’Asl potranno ancora salire, ma non vi è motivo, ad ora, per allarmarsi così come sarebbe stupido sottovalutare". s.s.