Modena, 10 febbraio 2021 - Le competenze acquisite dalla nostra sanità nell’ambito della diagnosi dell’Hiv utilizzate per individuare, laddove fosse effettivamente arrivata anche nella nostra provincia, la nota ’variante inglese’ del Covid-19. Come risaputo, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità ha aperto la ’caccia’ alle varianti del virus sul territorio nazionale. Anche la Regione si è dunque attivata, interpellando i laboratori di ricerca. Nella nostra provincia, ad esempio, sono stati recapitati 32 tamponi di persone positive che saranno ora analizzati per verificare se contengano proprio delle varianti del virus.

In regione Variante inglese, già settanta i casi sospetti in Emilia Romagna

"La realtà dei laboratori modenesi – spiega Tommaso Trenti, direttore di Medicina di laboratorio e Anatomia patologica – è indubbiamente stata messa a grandissima prova dall’emergenza Covid e dalla pandemia. Siamo partiti con un lavoro di innovazione diagnostica a marzo del 2020, lavoro che sta ancora proseguendo. Abbiamo strutturato percorsi in tutta l’area Modenese, le urgenze molecolari, la diagnosi molecolare di Sars Cov, vengono fatti a Pavullo, come a Carpi, Mirandola, Baggiovara e al Policlinico e credo che questo sia un valore laddove riusciamo a dare un referto nel giro di un’ora. Attualmente c’è il tema di estrema importanza delle varianti virali. Abbiamo iniziato – aggiunge Trenti a questo proposito – uno studio innovativo basandoci sulle straordinarie competenze che ha la virologia modenese in ambito di diagnosi dell’Hiv, perché il virus dell’Hiv è un virus che ha continue variazioni genetiche e credo che siamo in grado di portare avanti questo discorso. Discorso che ora riguarda la variante inglese ed altre varianti che ormai sono diventate di comune conoscenza, come quella brasiliana e sudafricana. Ma credo che avrà uno straordinario impatto anche in futuro perché diventerà importante conoscere il tipo di variante virale che vi è nella nostra comunità questo per pianificare tutte le azioni coerenti alla situazione con cui dovremo confrontarci".

Ma come funziona il test per ’intercettare’ le varianti? In questo caso a venirci in aiuto è Monica Pecorari (Virologia e Microbiologia Molecolare): "Il test che utilizza il laboratorio per una possibile identificazione della variante inglese è un test che lavora in senso inverso, cioè che dà dei risultati negativi all’amplificazione genica del gene S, perché la variante inglese ha una mutazione proprio in quel pezzo di genoma che viene identificato da questo test, per cui la possibile variante inglese risulta negativa a questo gene. Questo dà una prima risposta sulla possibile presenza della variante, ma solamente la conferma con il sequenziamento massivo potrà determinarne l’effettiva variante inglese. Questo test serve per fare uno screening iniziale. Tutti i tamponi che risultano S negativi dovranno essere studiati e inviati nei laboratori di riferimento per fare il sequenziamento dei gene S e di tutto il genoma", chiarisce Pecorari.

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