Anche qualche buona notizia dagli ospedali
Anche qualche buona notizia dagli ospedali

Pesaro, 22 marzo 2020 - L’uomo che resiste si chiama Orfeo Balleroni, classe 1932, camionista in pensione, fratello di altri tre camionisti, sposato, pesarese di Pantano (abita in via Menotti) due figli, Katia e Sauro, quattro nipoti, attualmente ricoverato a Galantara ma con una medaglia in più, nonostante i pesanti acciacchi e 14 anni di faticosa dialisi alle spalle: è guarito dal coronavirus.

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In parallelo con lui, un’altra guarigione: quella di una pesarese di 55 anni, "anche lei – segnala il governatore Luca Ceriscioli – risultata positiva il 29 febbraio e da quella data in isolamento domiciliare". Sono le due belle notizie con cui inizia la giornata di ieri. Ma in tutto, dei pazienti di Marche Nord, sul totale di 394 ricoveri fatti dal 26 febbraio ad oggi, sono ben 54 le persone che sono tornate a casa, guariti.

La vittoria sul virus di Orfeo la racconta la figlia Katia, 50 anni, ragioniera, che abita vicino a lui.

Katia, come è iniziato il tutto?
"Mio padre è stato ricoverato in ospedale il primo marzo scorso. Accusava febbre da una settimana, ha preso antibiotici, ma non gli passava, pensavamo che fosse influenza, lui è stato uno dei primi a Pesaro a contrarre il virus. Infatti gli hanno fatto un primo tampone, positivo, quindi i medici hanno deciso di ricoverarlo prima agli Infettivi di Muraglia, poi al San Salvatore, perché era dializzato. Aveva una grande tosse quando è andato in ospedale".

Avete idea di dove abbia contratto il contagio?
"No, frequentava il bar di Pantano, ma era stato anche in ospedale per problemi cardiaci la settimana prima, quindi non sappiamo dove l’abbia preso".

Quando era in ospedale riuscivate a parlarci?
"Ovviamente non potevamo andare a visitarlo. Ma lo sentivamo per telefono, i medici sono stati gentili, gli hanno sempre passato la cornetta, lui diceva che stava benino, ma parlava poco".

Ha dovuto usare il respiratore?
"No, mio babbo non lo ha mai usato. Solo la bombola dell’ossigeno".

Ma voi come state?
"Ci hanno messo in quarantena, a partire da mia mamma, che era risultata positiva anche lei, ma la febbre non ce l’ha più, poi tutti noi parenti, circa 6 persone. Mia madre si è curata a casa, con gli antibiotici. E ha risolto. Anche noi adesso stiamo bene, non abbiamo avuto febbre, e la quarantena è finita".

Ma ora che suo padre è a Galantara potete visitarlo?
"No, neanche lì. I sanitari hanno paura dei contatti, giustamente".

La bella notizia quando è arrivata?
"Col secondo tampone, quello negativo. Il risultato è arrivato giovedì scorso, i medici ci hanno detto: per noi è guarito".

Quindi ora come va?
"Insomma. Restano i suoi problemi, mio babbo delle cosidette malattie pregresse ne ha molte, poi è stato per molto tempo senza muoversi dal letto, ha resistito fino adesso. Ora bisogna rialzarlo dal letto. Bisogna farcela, ma dobbiamo lottare molto, ancora non è vinta la battaglia".

Che tipo è suo babbo?
"Uno che ne ha avute tante: dopo 14 anni di dialisi era stremato. E’ un uomo che ha sempre lottato nella sua vita, durante l’ultima guerra era un bambino, ma sentivo dire che i suoi genitori hanno vissuto al tempo della Spagnola. Mio babbo ha una grossa forza mentale, uno che resiste, si poteva lasciare andare, come magari fanno quelli più giovani di lui, ma lui non l’ha fatto. Forse mi sarei demoralizzata anch’io, ma le generazioni di mio babbo hanno un’altra fibra, credo. Speriamo di riuscire a rialzarlo, ora è molto debole, non mangia, prima almeno quattro passi da solo li faceva...".

Cosa dice, quando lo chiamate?
"Che vuole rivederci. Ma al telefono parla poco".

E cosa farete adesso?
"Io voglio riportarlo a casa".