Michele Tempesta, primario del reparto di Terapia intensiva
Michele Tempesta, primario del reparto di Terapia intensiva

Pesaro, 19 settembre 2020 - L’epidemia ha imboccato una fase nuova? Difficile dirlo in questo momento. Di sicuro sono aumentati i contagi, ma è anche vero che nelle ultime settimane si eseguono più tamponi dopo che è stata intensificata l’attività di tracciamento dei contatti stretti con i positivi. Il fatto che il numero di ricoveri sia estremamente basso, così come contenuta è la loro percentuale rispetto al numero totale di nuovi casi, dovrebbe quindi farci stare relativamente tranquilli. Però a suonare il campanello di allarme è l’aumento dei casi più gravi che hanno bisogno delle attività rianimatorie: due ieri nella nostra provincia, entrambi ricoverati all’ospedale Marche Nord nel dipartimento di Emergenza-Urgenza diretto dal dottor Michele Tempesta

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Dottor Tempesta, il virus ha cambiato passo? 
«Non abbiamo segnali in questo senso, almeno non per il momento – risponde il primario – Ricordo che abbiamo già curato altri due casi gravi di Coronavirus, uno a metà del mese di agosto e un altro a settembre. Ora in Rianimazione stiamo seguendo un paziente e un altro probabilmente arriverà tra qualche ora proveniente dal reparto di Malattie Infettive». 
Questi malati hanno qualcosa in comune? 
«Intanto sono piuttosto giovani, avendo un’età intorno ai 40 anni. Inoltre sono in condizioni di sovrappeso e soffrono di patologie croniche, come il diabete e ipertensione» 


Con questo profilo sono considerati soggetti più a rischio?

«Nella nostra casistica indubbiamente sì, ne abbiamo visti tanti la scorsa primavera».
Hanno possibilità di uscire dalla fase critica, anche in base alla sua valutazione? 
«La possibilità sicuramente c’è. Detto questo, in considerazione del fatto che questa è una polmonite molto importante, è difficile stabilirlo a priori» 
Possiamo dire di aver imboccato una fase diversa dell’epidemia? 
«I casi sono aumentati e anche i ricoveri. Ne abbiamo 5 in Malattie Infettive, e qualcuno ha bisogno della Rianimazione. Ma le percentuali nuovi contagi/ricoveri al momento sono sempre le stesse». 
I pazienti che state curando presentano un quadro clinico diverso da quelli precedenti? 
«No, sono del tutto identici. Quello che cambia è che arrivano prima in ospedale. Nella prima fase si presentavano malati di Covid19 che erano stati almeno due settimane a casa con la febbre altissima e una forte sofferenza polmonare. Adesso riusciamo ad intervenire prima». 
E nelle cure cosa è cambiato rispetto alla prima fase?
«Abbiamo il plasma iperimmune». 
Significa che anche questi due pazienti lo riceveranno?
«Quello che abbiamo già dentro è trattato con il plasma. Quello che arriverà nel pomeriggio è da valutare».
Dalla sua esperienza, quali effetti ha questa terapia? 
«Analizzando i due casi di agosto e di settembre, posso dire che hanno avuto un recupero molto rapido dopo quattro-cinque giorni dall’infusione. Se poi questo sia dovuto al plasma o al fatto che siamo riusciti ad intervenire in una fase più precoce della malattia, lo diranno gli studi». 
Lei come la pensa? 
«Di sicuro questo trattamento sviluppa una carica anticorpale superiore che rappresenta un’arma in più nella lotta a questo maledetto virus».