Pesaro, 9 marzo 2019 - Lui si sfoga su Instagram, i genitori delle vittime si ribellano: «Stia zitto». Al centro della polemica c’è Sfera Ebbasta, il trapper finito nella bufera per la strage di Corinaldo: ieri ha rotto il silenzio dopo quella maledetta notte. Ma lo ha fatto per allontanare da sé le accuse. «Non ho mai scritto nei miei testi che i ragazzini devono drogarsi – ha detto il cantante - ; se loro mi prendono come esempio non è perché fumo le canne, ma perché ce l’ho fatta». «Farebbe meglio a tacere, ha già avuto troppo successo», la linea generale di quelle famiglie che ancora non riescono a capacitarsi per ciò che avvenne tra il 7 e l’8 dicembre scorso, alla Lanterna Azzurra, dove morirono 6 persone, 5 ragazzi tra i 14 e 16 anni e una mamma 39enne.

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Ora, a distanza di tre mesi, il cantante che quella sera avrebbe dovuto tenere il concerto nel locale in cui si è consumata la tragedia, torna sulla scena con un video: «Sono sempre stato zitto, però noto che la situazione sta diventando ridicola – dice Sfera –. Sono mesi che mi sveglio ogni giorno trovando il mio nome su qualche giornale o tg, in cui vengo diffamato gratuitamente e dove vengono presi di mira i miei testi. Dove trova sta gente il tempo per analizzarli? Perdono tempo a capire se le mie canzoni incitano o meno all’uso di sostanze stupefacenti. Ma quando mai ho detto che drogarsi è giusto? Io ho sempre parlato di me stesso e di ciò che è stata la mia vita. E’ ridicolo, ora, puntare il dito contro di me, dire che incito alla droga e che sono un cattivo esempio per i ragazzini. Se i giovani, anziché perdere tempo, si dedicassero, come ho fatto io, alla musica e ad andare in studio, troverebbero di sicuro un’altra alternativa al non far nulla».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

SE TUO FIGLIO SPACCIA È COLPA DI SFERA EBBASTA? 🤷🏻‍♂️

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Parole che alcuni genitori non hanno gradito: «Secondo me questo trapper ha avuto anche fin troppa visibilità – dice una mamma, di cui manteniamo l’anonimato –: si è saputo che anche per quella serata, avrebbe ottenuto un compenso enorme. Non mi permetto di dire che i suoi testi incitano alla droga, ma se una persona come lui, che ora ha una vita ‘perfetta’, il lavoro dei suoi sogni e un guadagno stellare, racconta quello che ha fatto in passato nelle sue canzoni, facendo riferimento anche alla droga, è chiaro che, in qualche modo, può condizionare la vita dei ragazzini che lo ascoltano. I suoi testi creano una sorta di emulazione nei giovanissimi».

Sulla stessa linea, Luciano Giunta, padre di Elia, il 20enne pesarese che quella sera fu ricoverato in codice rosso: «Premesso che ora mia figlio si sta riprendendo bene, di certo se questo rapper canta canzoni che fanno riferimento all’uso di droga, non credo sia un buon esempio. Elia lo ‘conosceva’ perché, la scorsa estate, era già stato ad un suo concerto in Croazia, ma non era un fan. Quella sera voleva solo divertirsi con gli amici. Non ho più seguito quello che ha scritto Sfera sui social, era l’ultimo dei miei pensieri dopo tutto. Non gliene faccio una colpa per ciò che è accaduto, quello che mi fa più arrabbiare è il come è stato organizzato quel concerto».