Bologna e Imola cambiano sede, è una rivoluzione
Bologna e Imola cambiano sede, è una rivoluzione

Bologna, 23 agosto 2018 - L'ultimo scricchiolio arriva da Imola, l’ex feudo rosso conquistato dai Cinque Stelle a giugno: la storica Festa dell’Unità dell’Osservanza, che solo l’anno scorso ospitò la kermesse nazionale, se ne va clamorosamente in pensione, sostituita da quattro microfeste in altrettanti centri sociali tra settembre e ottobre. Il canto del cigno di uno dei simboli della sinistra, in particolare in Emilia-Romagna? Forse è ancora presto per dirlo, ma sicuramente un certo modello di Festa è finito per sempre.

Lo conferma anche Bologna, dove i dem hanno detto addio al parco Nord, chiudendo una storia lunga 44 anni e mandando in soffitta le istantanee degli oceanici comizi degli anni Ottanta e Novanta. Anche in questo caso è il segno dei tempi. Nel 2017, la Festa bolognese martoriata dal maltempo aveva chiuso con un rosso di 600mila euro. E così da oggi ci si trasferisce in Fiera (con un taglio di una settimana richiesto dai volontari), una scommessa rischiosissima per il partitone, dato che a sinistra i simboli contano e il parco Nord lo era diventato a tutti gli effetti. E poi mangiare tortellini e lasagne al coperto di un padiglione, seppur rinfrescato dall’aria condizionata (ma dove non si può fumare), potrebbe far storcere il naso a più di un militante.

Si cambia tutto anche a Reggio, altra cassaforte dem: pure qui la Festa si trasferisce in Fiera, una scelta per causa di forza maggiore, dato che il Campovolo è off limits per alcuni lavori.

La prova del nove sarà, dunque, Ravenna, dove quest’anno è in programma la manifestazione nazionale. Perché l’impressione di questi ultimi mesi è che siano proprio le kermesse più estese a soffrire: un po’ i costi di allestimento, un po’ il momento difficile del centrosinistra rendono l’organizzazione di grandi eventi più complicata. Mentre le Feste di paese, particolarmente radicate sul territorio, dove la politica viene ancora vissuta come un momento per stare insieme, in alcuni casi stanno rendendo economicamente addirittura di più rispetto al passato.

Il segretario regionale Paolo Calvano predica fiducia: "Quella di Bologna è un cambio di schema, è vero, mentre a Imola era impensabile organizzare la Festa a poche settimane dal voto". Dunque, nessuna crisi. Anzi: "Dati alla mano, non abbiamo avuto cali in termini di volontari e di partecipazione. Anche a Casalgrande, la Festa regionale è andata oggettivamente bene, con dibattiti a cui hanno assistito anche 500 persone".

I conti si faranno a metà settembre, quando chiuderanno Bologna, Modena, Reggio e la nazionale di Ravenna, appuntamenti chiave per le casse del Pd. "Ci aspettiamo un trend positivo, anche perché dopo la sconfitta elettorale abbiamo riscontrato una ritrovata voglia di partecipazione politica, quando invece potevamo aspettarci un disamoramento nei confronti delle nostre feste".

Dunque, è l’auspicio di Calvano, pur cambiando forma, le Feste potrebbero trasformarsi in una spinta positiva: "È la nostra gente che non molla, che ci stimola a tenere duro e a rilanciare una dura opposizione. Non possiamo sprecare questo tesoro".