Stoccare merce in modo automatico ottimizzando elettronicamente la gestione delle scorte, risparmiare fino al 90 per cento di spazio a terra, facilitare il compito degli operatori non più costretti a piegarsi o correre da una parte all’altra per sistemare colli e ricambi tra gli scaffali. Questo è quello che fanno ogni giorno i magazzini verticali a cassetti Modula, prodotti nell’omonima azienda di Salvaterra, fondata nel 1987 dall’ingegnere Franco Stefani.

Ingegner Stefani, qual è il valore aggiunto delle aziende che hanno Modula?

«Il grande vantaggio – risponde – è disporre di un software dedicato che si integra nel cervellone informativo aziendale (sistema gestionaleERP) e aiuta l’impresa a gestire i prelievi e i riordini, tenendo sotto controllo tutte le scorte in magazzino».

Un’interconnessione costante quindi?

«Sì, un sistema integrato nell’azienda: in particolare noi abbiamo un processo WMS (Warehouse Management System) che consente di connetterci a qualsiasi sistema informativo e operativo. In questo modo possiamo interfacciarci con i sistemi informatici dei nostri clienti».

Come funzionava la gestione del magazzino nelle aziende prima che arrivasse Modula?

«Generalmente esisteva un magazzino centrale con gli operatori concentrati in loco. I Modula possono essere distribuiti invece nei diversi punti dell’azienda, guidare linee produttive, magazzini o fungere da buffer ed è possibile avere sotto controllo ogni prelievo o deposito in ogni diverso nodo, favorendo il just in time e razionalizzando al massimo quindi le scorte. Con Modula la posizione dell’uomo è centrale. Il suo ruolo s’innalza da manutentore a supervisore dei processi».

Come le è venuta l’idea di realizzare Modula?

«Conoscendo le tecnologie elettroniche ho intuito che uno strumento del genere potesse servire alle aziende prima ancora che le imprese stesse potessero rendersene conto».

Chi sono i vostri principali clienti?

«Si spazia dalle grandi società di produzione aeronautica alle imprese che realizzano metropolitane e treni, passando per l’industria dell’auto, elettronica, chimica, plastica, meccanica e tessile, oltre che naturalmente, sebbene in minima parte, la ceramica. Le prime firme mondiali in questi ambiti sono nostri clienti. In tre ospedali in Cina vengono utilizzati per esempio gli impianti di Modula. Abbiamo oltre 15mila referenze in almeno 200 diverse merceologie che fanno riferimento a Modula».

Allargando il discorso alla situazione industriale, l’Italia è in una congiuntura economica particolarmente preoccupante. Come uscirne?

«Il problema è che continuiamo a perdere tempo. Sul piano politico non si decide davvero nulla. Se io avessi un’impresa amministrata come viene gestito lo Stato italiano sarei fallito dieci anni fa. E purtroppo non intravedo cambiamenti importanti e sostanziali».

Ci sono responsabilità anche delle industrie?

«L’industria si sta arrangiando, ci stiamo facendo in quattro per mantenere le nostre aziende aperte ai mercati, ma con una difficoltà enorme. Personalmente per esempio quello che ho fatto l’ho realizzato senza aiuto dello Stato. C’è solo un provvedimento pubblico che ci tengo venga ricordato...».

Quale?

«Industria 4.0 dell’ex ministro Calenda, la defiscalizzazione degli investimenti in tecnologia innovativa. È stato il più bel segnale di fiducia che il Sistema Italia ci ha lanciato. Anche noi ne abbiamo usufruito».